PALERMO

Osti: «Il calcio di ieri era più romantico. Oggi è diverso, non peggiore»

Il calcio cambia, evolve, ma lascia tracce profonde in chi lo ha vissuto da protagonista. Carlo Osti, oggi direttore sportivo del Palermo, riflette sulle differenze tra passato e presente nell’intervista concessa a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo, soffermandosi su ciò che è stato e su ciò che è diventato il mondo del pallone.

«Ne ho fatto parte e mi è piaciuto molto. Era più romantico, appassionava di più la gente. Anche oggi gli stadi sono pieni, ma prima c’era un legame più forte tra tifosi e giocatori. Adesso cambiano spesso squadra e questo rende più difficile creare identificazione. Il calcio è cambiato in tutto, anche nel contesto: è più spettacolo, più rappresentazione. Prima si andava allo stadio anche solo per il piacere di vedere una partita, oggi accade molto meno. È cambiato il pubblico, l’ambiente, l’approccio. Non dico che sia peggio o meglio, è sicuramente diverso».


Nel racconto a Valerio Tripi per la Repubblica Palermo emerge anche un aspetto umano ormai smarrito nel calcio moderno: «Fra i giocatori si è perso l’aspetto goliardico. Mi ricordo quando marcavo Graziani: prima della partita mi diceva sempre scherzando di non tirargli la maglia, minacciava in modo ironico di tagliarmi le mani e poi in campo volavano gomitate, ma era tutto parte del gioco. Era un calcio più diretto, più genuino».

Tra i ricordi più vivi, Osti ne individua uno in particolare, legato alla sua esperienza con l’Atalanta: «Atalanta-Inter, prima giornata del 1984, il mio ritorno a Bergamo. Finì 1-1 e segnai il gol del pareggio. Fu una giornata straordinaria: lo stadio era strapieno, con un record storico di oltre 47 mila tifosi. Un’atmosfera incredibile. È uno dei ricordi più belli della mia carriera».

Non manca il riferimento a un sogno sfiorato, quello della convocazione al Mondiale del 1982, come raccontato ancora da Valerio Tripi per la Repubblica Palermo: «Ero nella lista allargata dei 40 preconvocati, ma sapevo che difficilmente sarei stato convocato. Bearzot fece delle scelte sorprendenti, come Bergomi e Selvaggi, e lasciò fuori Pruzzo per fare spazio a Paolo Rossi che veniva dalla squalifica. Ero già contento della preselezione, ma consapevole dei miei limiti rispetto a quel livello».

Infine, il passaggio dal campo alla scrivania, una scelta naturale per restare nel calcio: «Volevo rimanere nel calcio, ma non ho mai pensato di fare l’allenatore, perché è un mestiere con pochi sbocchi rispetto a quanti lo vogliono fare. Mi ero orientato verso il ruolo di ds o procuratore. Nel 1991, quando ho smesso, a Coverciano è stato organizzato un corso per ds dopo 15 anni che non lo facevano e mi sono iscritto: c’erano Angelozzi, Oriali, Sartori. Da lì è iniziato tutto».

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Redazione Ilovepalermocalcio