La promozione in Serie A rappresenta il primo grande traguardo della carriera da allenatore di Paolo Bianco. Intervistato da Nicola Binda per la Gazzetta dello Sport, il tecnico del Monza ha ripercorso le tappe della stagione culminata con il ritorno in massima serie, soffermandosi sulle difficoltà affrontate, sul rapporto con la squadra e sugli obiettivi futuri.
Bianco ha ammesso che i momenti più complicati non sono arrivati durante i playoff, ma all’inizio dell’avventura in biancorosso: «Il primo giorno è stato bellissimo, quelli successivi molto complicati. Non c’era più la proprietà che aveva scelto i giocatori e molti si sentivano spaesati. Ho avuto pazienza, dovevano sfogarsi. A mercato chiuso si sono rimessi tutti in carreggiata».
Nell’intervista concessa a Nicola Binda per la Gazzetta dello Sport, l’allenatore ha ricordato anche la sconfitta di Mantova che costò al Monza la promozione diretta: «Mi sono fatto tante domande. Non ho capito come una squadra con quel potenziale non sia riuscita a vincere la partita decisiva. Però abbiamo accettato quella sconfitta e nei playoff siamo stati bravissimi».
Tra i riferimenti tecnici di Bianco ci sono Massimiliano Allegri e Roberto De Zerbi, ma il tecnico ammette di aver tratto grande insegnamento soprattutto dal primo: «Allegri mi ha fatto diventare un allenatore migliore. Mi ha insegnato ad avere più pazienza ed è un fenomeno nella gestione dei gruppi».
Parlando del futuro, Bianco ha spiegato a Nicola Binda e alla Gazzetta dello Sport quale sarà il suo punto di riferimento tattico: «Ho seguito molto l’Arsenal. Burdisso non era d’accordo con me, ma sostenevo che sarebbe arrivato lontano. La squadra di Arteta è l’esempio perfetto di equilibrio, una formazione che sa interpretare ogni fase della partita».
Nel corso dell’intervista, il tecnico ha anche risposto a una domanda sul Palermo e sul duello per la promozione: «Io guardo quello che succede in casa mia. Quello che fanno gli altri non mi interessa. Dico soltanto che Venezia, Frosinone e Monza hanno meritato la Serie A».
Parole nette anche su alcuni giocatori che non hanno fatto parte del progetto tecnico: «Non è una questione di delusione. Se un calciatore ha motivazioni diverse, non può stare all’interno del gruppo. Abbiamo mandato in gol venti giocatori, segno che il gruppo c’era».
Bianco ha infine riservato una dedica speciale per questo successo: «A mia moglie, che mi ha trasmesso tranquillità durante tutta la stagione, ma anche a mia madre, scomparsa un anno e mezzo fa. Non sono mai riuscito a tornare a Foggia a trovarla e lo farò tra una settimana».