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Mirri: «Il Palermo sono i tifosi. Vi dico come funziona il nostro calciomercato»

Intervistato da Calcio e Finanza, il presidente del Palermo Dario Mirri ha approfondito il tema del legame tra club e tifosi, con uno sguardo particolare alle nuove generazioni e al lavoro svolto dalla società per rafforzare l’identità rosanero.

«Io prima di tutto sono un tifoso, poi ho l’onore di avere raggiunto la presidenza del Palermo. Credo fortemente nel valore dei tifosi. Siamo tutti di passaggio, gli unici che restano sono i tifosi. È un dato di fatto e il valore di un club è determinato dai tifosi».


Nel corso dell’intervista a Calcio e Finanza, Mirri ha sottolineato l’importanza di coinvolgere i più giovani: «Quando dicevo che stiamo costruendo le basi per raggiungere il livello più alto possibile, stiamo lavorando anche e soprattutto su questo, anche perché il futuro è nelle mani dei giovani. Se i giovani palermitani tifano Juventus e Inter faticheremmo a far diventare il Palermo quello che noi vorremmo che diventasse».

Tra le iniziative del club, un ruolo centrale è occupato dal museo rosanero: «Stiamo lavorando su tante iniziative, il museo è stato costituito in un momento difficile durante il Covid. Si trattava di uno di quei capisaldi che volevamo costruire, così come stiamo lavorando con un’attività di comunicazione molto spinta. Fare comunicazione non è un dettaglio, è un elemento fondante di una società moderna. Perché se fai bene comunicazione, come fanno i ragazzi che se ne occupano nel Palermo, crei comunità ma anche fatturato che naturalmente è l’ambizione che deve avere qualsiasi società».

Il presidente ha poi evidenziato il potenziale della città: «A Palermo non manca niente. Una città bellissima, ricca di una storia potente, riconosciuta all’estero. Ha dei colori iconici, un panorama meraviglioso e quindi veramente non manca nulla. Adesso ha una proprietà di quelle veramente strutturate in termini sportivi».

Infine, un passaggio sul rapporto con il City Football Group e sulla gestione dei talenti: «Non c’è una politica assoluta. Porto l’esempio del Girona che ha giocato in Champions League. Il gruppo dà autonomia locale ai club rispetto al territorio di appartenenza, a Manchester sanno benissimo che ogni territorio è diverso dall’altro. Bahia è diversa da Palermo, per esempio. C’è grande rispetto del territorio, dell’identità, della storia, e al tempo stesso grande supporto e grande aiuto anche da un punto di vista tecnico che è quello che interessa più ai tifosi».

E ancora: «Non c’è un meccanismo consolidato al quale eventualmente il Palermo si deve adeguare. Tutto viene valutato in funzione del giocatore e dell’eventuale adattabilità a un mercato. Non sono tanti in questi quattro anni i calciatori che sono arrivati dal gruppo a Palermo. È vero che la Serie B pone dei limiti ai calciatori extracomunitari, ma in realtà anche da squadre europee del gruppo non è mai arrivato nessun calciatore, perché ogni squadra fa il suo mercato. Lo sapevo dal primo giorno, non avevo dubbi. Grande aiuto, grande supporto, ma soprattutto grande rispetto».

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Redazione Ilovepalermocalcio