PALERMO

Miccoli, caduta e rinascita: «A Palermo mi sentivo sopra tutto. Falcone? Me ne vergogno, vi racconto quella notte»

Dalla gloria ai momenti più bui, fino alla rinascita. Nella seconda parte dell’intervista alla Gazzetta dello Sport, Fabrizio Miccoli affronta senza filtri anche i capitoli più delicati della sua vita, tra errori, giustizia e pentimento.

Come racconta la Gazzetta dello Sport, dopo le esperienze tra Juventus, Fiorentina e Benfica, Miccoli è diventato il simbolo del Palermo, un idolo per i tifosi, prima di finire coinvolto in vicende giudiziarie che hanno segnato profondamente la sua carriera e la sua immagine.


Nel dialogo con la Gazzetta dello Sport, l’ex numero 10 rosanero ammette i suoi errori e il contesto in cui sono maturati:

«Dovevo essere più accorto. Mia moglie lo diceva: “Attento a chi frequenti”. Mi sentivo come Maradona a Napoli, pensavo di essere al di sopra di tutto».

Come evidenzia la Gazzetta dello Sport, il riferimento è alla condanna a tre anni e sei mesi per estorsione aggravata dal metodo mafioso, legata a una vicenda di recupero crediti.

«Mi affeziono alle persone, tendo a fidarmi. Quel ragazzo lo conobbi durante la riabilitazione da un infortunio. Giocava nei dilettanti, avevamo lo stesso preparatore. Diventammo amici, all’epoca era incensurato. Io so di non averla fatta, quell’estorsione. Ciò che mi tormenta è l’intercettazione».

Il passaggio più duro, come sottolinea la Gazzetta dello Sport, riguarda la frase su Giovanni Falcone, che ha segnato profondamente l’opinione pubblica.

«Me ne vergogno. Non so come mi siano uscite quelle parole. Era l’alba, eravamo usciti dalla discoteca, avevo la mente annebbiata. Queste sono le spiegazioni che ho dato a me stesso, ma non cerco scuse, posso soltanto scusarmi. Non mi perdono».

Nel racconto alla Gazzetta dello Sport, emerge però anche il percorso umano di Miccoli, segnato dal bisogno di chiedere scusa e di trovare una forma di pace.

Ha incontrato Maria Falcone, la sorella del giudice.
«Appena scontata la pena, finito l’affidamento, sono volato a Palermo per incontrare la signora Maria e suo figlio Vincenzo. Ho chiesto scusa alla signora Falcone, le ho parlato della vergogna che provavo, di quanto rimorso avessi. Lei mi ha sorriso e ha detto: “Ti perdono”. Mi sono commosso, mi sono sentito liberato dal vero peso che avevo addosso».

«Ci siamo fatti una foto che tengo per me. Con Vincenzo sono in contatto, spero che a Palermo possiamo presentare il libro insieme, alla Fondazione Falcone».

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Redazione Ilovepalermocalcio