Antonio Mazzotta ripercorre alcuni dei momenti più significativi della sua carriera e lo fa ricordando il rapporto speciale con Rino Foschi. L’ex terzino di Palermo, Cesena e Lecce, oggi capitano dell’Athletic Palermo, ha raccontato alcuni aneddoti nel libro “Il mago del calciomercato”, scritto da Rino Foschi con Alessio Alaimo (Edizioni Amazon).
«Di Rino Foschi ho soltanto ricordi positivi, al Cesena mi ha dato la possibilità di giocare in Serie A per la prima volta in carriera», racconta Mazzotta.
L’ex difensore torna poi all’estate del 2014, quando il direttore sportivo lo portò dal Crotone al Cesena negli ultimi giorni di mercato.
«Mi ha scelto anche il numero di maglia, il 3. Un numero che non mi faceva impazzire, ma che dovetti accettare per il modo in cui me lo impose».
Mazzotta ricorda anche il carattere deciso di Foschi e uno degli episodi vissuti durante l’esperienza in Romagna.
«Perdemmo 2-3 contro il Torino. A fine partita il direttore praticamente ci fece la telecronaca di quanto accaduto con toni molto accesi. Ci disse: “Partiamo male, recuperiamo e andiamo sul 2-2. Sembrava che potessimo recuperare. E invece entra Maxi Lopez, che è in sovrappeso, e ci fanno il terzo gol?”. E via di imprecazioni».
Il rapporto tra i due si è poi ricostruito qualche anno più tardi, quando Foschi lo volle fortemente al Palermo nella stagione 2018/19, l’ultima prima del fallimento del club.
«Mi chiamò a giugno: “Mazzottino, non prendere impegni che vieni a Palermo”. Ero felicissimo. Per qualche mese non l’ho sentito e mi sono preoccupato. Nel frattempo il mio procuratore aveva praticamente chiuso con lo Spezia, ma io continuavo a pensare al Palermo. Così il mio agente chiamò Rino e in poco tempo chiudemmo l’affare. Devo dirgli grazie, mi ha dato la possibilità di giocare per la squadra della mia città. E quell’anno ha fatto di tutto per salvare il Palermo, non gliel’hanno permesso».
Anche in rosanero non sono mancati momenti di tensione, come ricorda Mazzotta parlando del finale della stagione 2018/19.
«Prima della partita contro il Padova faceva di tutto per mantenere alta l’attenzione durante la settimana, mentre Stellone cercava di tranquillizzarlo. La partita non andò come sperava, le urla si sentirono fino al piazzale dello stadio. E così esonerò l’allenatore».
Infine, poche parole ma cariche di stima per descrivere il dirigente.
«Un grande. Un direttore sportivo e una persona eccezionale».