SERIE B

Klinsmann: «Dopo Palermo temevo di non giocare più e di non poter camminare. Tornare a Cesena per me è importante»

Un colpo, il dolore al collo e poi una diagnosi che ha trasformato una normale partita di calcio in uno dei momenti più difficili della sua carriera. Jonathan Klinsmann, portiere del Cesena, è tornato sul grave infortunio subito nella scorsa stagione durante la sfida contro il Palermo, raccontando la paura vissuta nelle ore successive e il lungo percorso che lo ha portato fino all’intervento e alla riabilitazione.

Klinsmann ricorda con grande lucidità il momento dello scontro con Ranocchia: «Quando mi ha colpito ho pensato subito al dolore. Mi sono girato sulla schiena e sentivo il collo completamente bloccato, mentre la testa sanguinava. Non avevo perso conoscenza e non avevo avuto capogiri, quindi mi sono rialzato e la partita è proseguita».


Il problema, però, si è manifestato immediatamente dopo. «Sentivo il collo diventare sempre più rigido e non riuscivo più a guardare verso il basso. Ho detto ai miei difensori di far girare il pallone e provare a far trascorrere gli ultimi secondi della partita».

Klinsmann e la paura dopo Palermo

Inizialmente il portiere non aveva compreso fino in fondo la gravità dell’infortunio. La preoccupazione era soprattutto legata alla stagione ormai compromessa e alla possibilità di perdere il Mondiale. Soltanto successivamente il quadro è diventato decisamente più serio.

«All’inizio non avevo capito quanto fosse grave. Pensavo semplicemente che la mia stagione fosse finita e che avrei perso il mio Mondiale. Poi mi hanno spiegato che rischiavo di non poter più giocare a calcio e addirittura di non riuscire più a camminare. Quello è stato un momento davvero duro».

Una prospettiva che ha inevitabilmente cambiato la percezione di quanto accaduto: «È andata male, ma avrebbe potuto andare molto peggio».

L’operazione in Germania e il ritorno in piedi

Per affrontare l’intervento e la prima parte della riabilitazione, Klinsmann e la sua famiglia hanno scelto Heidelberg, in Germania, affidandosi al dottor Hemmer.

«Con la mia famiglia abbiamo ritenuto che fosse la soluzione migliore. Tutti avevano grande fiducia nelle capacità del dottor Hemmer e, trovandoci in Germania, anche mio padre poteva comunicare senza alcuna difficoltà».

L’operazione ha dato l’esito sperato e già al risveglio il portiere ha cercato immediatamente rassicurazioni sulle proprie condizioni: «La prima cosa che ho fatto è stata chiedere al medico come fosse andato l’intervento. Mi hanno assicurato che tutto era stato rimesso correttamente al proprio posto. Pochi giorni dopo avevo già ricominciato a camminare».

Il Cesena, il Mondiale mancato e la voglia di ripartire

Oltre alla paura per la propria salute, Klinsmann ha dovuto affrontare anche la delusione sportiva. L’infortunio gli ha impedito di concludere la stagione con il Cesena e di giocarsi fino in fondo le proprie possibilità in vista del Mondiale.

«Mi dispiaceva non poter terminare il campionato con il Cesena. È stato il primo club nel quale ho sentito veramente la fiducia di tutti. Mi è dispiaciuto anche non poter lottare per provare a conquistare la convocazione al Mondiale».

Adesso, però, lo sguardo è rivolto soprattutto al futuro. Prima un nuovo controllo in Germania, quindi il ritorno in Romagna per riabbracciare squadra e ambiente.

«Fra un paio di settimane tornerò in Germania per un consulto e successivamente sarò a Cesena. Tante persone erano realmente preoccupate per me e poter tornare, sorridere e far vedere a tutti che sto bene sarà qualcosa di molto bello».

Klinsmann vuole inoltre conoscere personalmente Alessandro Diamanti, nuovo allenatore del Cesena, e cominciare a guardare alla prossima fase del proprio percorso: «Abbiamo un nuovo tecnico e voglio presentarmi a lui. Per me tornare a Cesena è davvero importante».

Dalla paura vissuta dopo la partita di Palermo alla prospettiva di rimettere piede nell’ambiente che gli aveva restituito fiducia, il percorso di Klinsmann assume così un significato che va ben oltre il campo. La priorità resta completare il recupero, ma il desiderio è chiaro: tornare a sentirsi nuovamente un calciatore.

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Redazione Ilovepalermocalcio