Il nuovo corso della Nazionale azzurra riparte ufficialmente da Roberto Mancini, che torna sulla panchina dell’Italia tre anni dopo l’addio nell’agosto 2023. Il tecnico di Jesi, scelto dal presidente della FIGC Giovanni Malagò, ha parlato in conferenza stampa nella sede di Via Po per fare il punto sulla sua nuova avventura.
Prima delle domande al commissario tecnico, il presidente Giovanni Malagò è voluto intervenire sulle polemiche sorte in merito alla vendita dei diritti di ripresa della conferenza:
«Mi assumo sempre le responsabilità delle scelte. Ho chiesto se fosse una prima volta e mi è stato detto che è prassi comune dal 2020, vi posso dire però che se è stato fatto un errore si provvederà a tornare regolarmente a tutto. Se serve faremo un incontro con un vostro rappresentante al termine delle vacanze, però ci tengo a dire che non si tratta di informazione a pagamento. Abbiamo un broadcaster che è la Rai che ha dei diritti e bisogna fare delle valutazioni, a livello di informazione chiunque voleva venire poteva essere presente qui oggi. Più chiaro di così non posso essere, mi dispiace che sia scattata una strumentalizzazione in pieno stile italiano».
Il neo commissario tecnico ha aperto la conferenza affrontando subito il tema del suo addio passato e del chiarimento con la Federazione:
«Volevo evitarvi un po’ di fatica. Riguardo a quanto successo tre anni fa credo che ci sia stata mancanza di comunicazione tra me e il presidente Gravina, sono dispiaciuto perché parlandone a quattro occhi si poteva risolvere. Io sono innamorato della maglia della nazionale, è come quando perdi la donna della tua vita perché hai commesso un errore. Mi dispiace per questo, ma la sorte grazie al presidente Malagò mi permette di riscattarmi e non vedo l’ora di farlo».
Sollecitato sul clima attorno alla squadra e sulle reazioni del pubblico, Mancini ha spiegato:
«Dovremo cercare di ripartire da quanto fatto negli anni scorsi. Io sono l’allenatore della nazionale e quindi ci sta anche avere il tifo contro, spero che la squadra possa giocare così bene da ricevere il perdono per quanto è successo tre anni fa».
Sui contatti e il chiarimento con Gabriele Gravina e sul ruolo del DT Claudio Ranieri:
«Ringrazio Claudio per aver declinato l’anno scorso (ride, ndr). Con Gravina ho avuto l’opportunità di parlare e chiarire, la responsabilità è totalmente mia. Se ci fossimo parlati in quel momento non sarebbe accaduto nulla».
Passando ai temi tattici e al capitolo dei giovani talenti italiani:
«Il clima era più rilassato, ma quando sei ct della nazionale c’è sempre pressione. Penso che ci siano bravi giocatori giovani in Italia, bisogna solo dargli fiducia e farli giocare. In tre mesi un giovane può cambiare totalmente, se ricordate Zaniolo quando venne da noi non aveva mai giocato neanche in Serie B. Al primo raduno era in difficoltà, tre mesi dopo era un altro giocatore».
Sulla durata del suo contratto e la prospettiva futura:
«Io quando sono arrivato sono stato cinque anni, che sono tanti. Questo è il mio ruolo preferito, io spero di poter vincere uno o anche due trofei importanti e spero di poter restare anche dopo».
Riguardo alla struttura di gioco per la nazionale maggiore e le selezioni giovanili:
«Contano gli uomini perché bisogna adattarsi ai giocatori a disposizione, non puoi adottare un sistema di gioco che non rientra nelle caratteristiche dei calciatori. Credo che l’Under 21, Under 20, Under 19 e Under 18 debbano avere lo stesso sistema di gioco».
In merito all’assenza dei leader storici rispetto al suo primo mandato:
«Si, sicuramente Bonucci e Chiellini sono stati molto importanti. È pur vero che Jorginho e Verratti non avevano mai giocato insieme perché ritenuti troppo piccoli. Credo che siano giocatori bravi, giovani e tecnici, poi troveremo anche i Chiellini e Bonucci che potranno essere chiocce per i giovani».
Sugli obiettivi a lungo termine e le ambizioni Mondiali:
«Quando siamo partiti ricordo il 90/95% dei giornalisti riteneva la nostra squadra la settima o ottava d’Europa. Non abbiamo mai perso in quattro anni e purtroppo la Spagna ci ha appena tolto il record. Io credo che l’Italia se arriva al Mondiale, anche se non da favorita, diventa pericolosa e una delle candidate. Cercheremo di costruire una squadra il prima possibile, l’obiettivo è qualificarci all’Europeo e poi penseremo al Mondiale».
Infine, una riflessione sull’impiego dei calciatori italiani nei club:
«La percentuale mi sembra più o meno la stessa di 4-5 anni fa. È logico che la speranza è che giochino più italiani, magari nelle giovanili possiamo pensare di far giocare i giovani con i ragazzi più grandi. Se poi gli italiani vanno all’estero per noi è importante».