Il nuovo corso della Nazionale azzurra riparte ufficialmente con l’insediamento di Claudio Ranieri come nuovo Direttore Tecnico e Presidente del Club Italia, al fianco del commissario tecnico Roberto Mancini. L’ex allenatore della Roma ha parlato in conferenza stampa dalla sede della FIGC in Via Po per illustrare gli obiettivi e le linee guida del suo nuovo incarico.
La conferenza è stata aperta dal presidente della FIGC, Giovanni Malagò, che ha introdotto i ruoli della nuova struttura tecnica:
«Credo che la scena debba essere tutta per Roberto Mancini e Claudio Ranieri. Ieri ho declinato dal sottoscritto i ruoli e la genesi del compito del commissario tecnico e del direttore tecnico e presidente del Club Italia. Sono molto felice e penso lo siano anche loro, sentiamo il peso della responsabilità visti i tre Mondiali ai quali non abbiamo partecipato. Un amico oggi mi ha detto che sono 20 anni che non giochiamo una partita a eliminazione diretta al Mondiale, questo è emblematico. Spero di integrare un’altra figura per completare l’organizzazione tecnica della Federazione entro il weekend. C’è un lato positivo in questa incredibile pressione che si è creata, alimentata anche dalle vicende degli ultimi giorni. Forse il campionato che ancora non è iniziato e la fine del Mondiale ha spinto ulteriormente, ma il calcio coinvolge veramente tutti e sono stupefatto dalla quantità di personaggi di ogni livello sociale e sesso che hanno espresso la loro opinione. È il bello e il meno bello di questo paese, ma noi siamo felici di essere all’interno di questa grande lente d’ingrandimento».
Incalzato sulle emozioni provate alla chiamata della Federazione, il neo Direttore Tecnico ha risposto mettendo subito in chiaro i suoi propositi:
«È il coronamento della mia carriera, è una chiamata inaspettata come dimostra la mia abbronzatura. Nella mia carriera ho svolto tanti compiti ardui e questo sarà un altro compito di questo tipo. Io ho due missioni, far innamorare la gente del calcio e riportare i bambini come mia nipote di 12 anni a vedere la nazionale ai Mondiali».
Sulla strategia a lungo termine e le criticità attuali del movimento giovanile italiano:
«C’è da lavorare, è difficile parlare di un lasso temporale. Roberto si occuperà del campo, io di cosa succede al di fuori. A giugno mi è stato detto da un addetto ai lavori che i bambini pagano troppo per giocare a calcio, questo non può succedere. Non possiamo permetterci in questo periodo storico dove i bambini sono presi da altre distrazioni di perderli. Dobbiamo riavvicinarli al calcio abbassando i prezzi. Un mese fa ho detto che le nazionali giovanili stanno lavorando bene, ciò che è difficile è l’ultimo salto. Dobbiamo vedere come possono fare le squadre per permettere al selezionatore di avere a disposizione più calciatori. All’estero la tattica di squadra non viene esasperata come da noi, dobbiamo lavorare sulla tecnica e sulla tecnica individuale, cose che i nostri giovani allenatori non fanno più perché devono vincere. È il momento di smetterla, io non credo che un ragazzino di 10-12 anni va a giocare e la prima cosa che fa è giocare le partite, questo è quello che voglio fare».
Interpellato sullo spazio ridotto per i calciatori italiani nei club di prima fascia:
«Ci sono tanti di questi ragazzi che dovrebbero avere la possibilità di giocare. Io ricordo che tanti anni fa, forse perché c’era il blocco in Europa, per esempio c’era Boniek che era il bello di notte perché giocava solo in Europa. Non posso essere io a decidere per i club, ma bisogna dare al selezionare l’opportunità di scegliere. A qualsiasi livello gli allenatori devono vincere, non posso obbligarlo a far giocare qualcuno. Mi auguro che tutte le componenti possano permettere alle loro squadre di far giocare più italiani».
Sul programma per il rilancio presentato in passato da Paolo Maldini e Leonardo:
«Non l’ho ancora visto perché Giovanni mi ha chiamato lunedì sera, ma ho il dovere di guardare tutto e di prendere quello che c’è di buono. Credo sia stato travisato qualcosa quando Maldini parlava di 10 anni, perché l’obiettivo è lavorare sui ragazzi di 10-12 anni e aiutarli a diventare bravi. La differenza tra noi e gli altri è che noi siamo bravi tatticamente e di squadra, mentre gli altri sono bravi tecnicamente. In passato c’erano meno scuole calcio, ma si giocava per strada e si dribblava. Ora non si dribbla più, bisogna tornare a lasciar esprimere il ragazzo. Poi va inquadrato dopo i 14-15 anni, mi farò dare se disponibile questo programma e non avrò paura a portarlo avanti».
Alla domanda sul rifiuto espresso in passato alla Nazionale per rimanere alla Roma:
«Ogni volta che ho scelto col cuore non mi sono mai pentito e anche questo è il caso. Non potevo rescindere il contratto con la mia squadra del cuore o avere il doppio ruolo, perché ci sarebbero stati troppi conflitti d’interesse».
Con una battuta sulla reazione della moglie Rosanna alla nuova avventura:
«Finalmente non le faccio fare un trasloco, quindi sarà contenta (ride, ndr)».
Sul suo rapporto di collaborazione con il ct Roberto Mancini:
«Ho fatto l’allenatore fino a due anni fa. Se Roberto vorrà avere dei consigli, io sarà felice di darglieli. Però ho tante altre cose a cui pensare in questo nuovo ruolo».
In conclusione, sui passaggi operativi per ridurre i costi d’accesso allo sport per i più piccoli:
«Devo capire io come fare ad abbassare questi prezzi, non so quanto costi una retta con il completino, fatemi avere tutte le carte e poi vedrò se potrò fare quello che voglio. Io vedo i bambini giocare in spiaggia, giocano a tutto per cui bisogna riportarli a giocare a calcio».