Gravina si è dimesso. Calcagno: «Serve cambiare passo, più italiani ma senza guerra agli stranieri»

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Arriva anche la presa di posizione dell’Associazione Italiana Calciatori dopo le dimissioni ai vertici della FIGC. Il presidente Umberto Calcagno ha tracciato la linea da seguire per il futuro del calcio italiano, tra riforme strutturali e valorizzazione dei giovani.

Calcagno ha ribadito il sostegno alla governance uscente e la necessità di reagire al momento difficile: «Gravina ha ancora la fiducia di tutti noi. Comprendo le difficoltà attuali, ma c’è speranza. Speriamo che si possano studiare norme con la politica che favoriscano utilizzo giocatori italiani».


Il focus si sposta poi sul lavoro da fare: «Ci si dovrà ora rimboccare le maniche. La delusione dovrà essere trasformata in positività». Un messaggio chiaro, che invita tutto il sistema a reagire con responsabilità.

Importante anche il chiarimento sul tema stranieri: «La nostra non è una guerra allo straniero, non ci appartiene questa cosa… in Spagna non hanno neppure restrizioni, eppure giocano il 60% dei calciatori spagnoli». Un modello, quello spagnolo, che dimostra come la crescita interna non passi necessariamente da vincoli rigidi.

Per Calcagno, il cambiamento deve essere profondo e immediato: «Va fatto un cambio di passo rapido. Dobbiamo insegnare il calcio alla base in maniera diversa, perché i nostri ragazzi si appassionino in maniera diversa al nostro sport».

Infine, una riflessione sulla filiera del talento: «Il cambio va fatto alla base e anche nella parte apicale. La rifinitura del talento non la fa la Federazione, ma la fanno le società».

Il messaggio è chiaro: la ripartenza del calcio italiano passa da una riforma complessiva, che coinvolga settore giovanile, club e istituzioni.

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