Un’analisi dura, dettagliata, senza sconti. Gabriele Gravina, presidente dimissionario della FIGC, ha messo nero su bianco tutti i limiti del sistema calcio italiano in un documento destinato alla Commissione Cultura della Camera, poi non discusso dopo il fallimento Mondiale.
Un vero e proprio testamento politico-sportivo, come emerge dalla relazione.
«SERVE CHIAREZZA NEL SISTEMA»
Gravina parte da un punto chiave:
«Se vogliamo il bene del calcio italiano è necessario fare chiarezza sulle reali competenze della Federazione, delle Leghe e delle istituzioni».
E aggiunge:
«Troppe imprecisioni, se non vere e proprie falsità, alimentano la ricerca di colpevoli e convinzioni errate, penalizzando la ricerca di soluzioni».
Secondo l’ex presidente FIGC, i risultati migliori sono arrivati proprio dove la Federazione ha piena autonomia, mentre il sistema si blocca dove gli interessi si sovrappongono.
I PROBLEMI STRUTTURALI
L’analisi entra poi nel dettaglio, con numeri e criticità precise.
Pochi giovani e pochi italiani
Età media Serie A: 27 anni
Ottavo campionato più “vecchio” d’Europa
Troppi stranieri
67,9% dei minuti giocati da calciatori non selezionabili per la Nazionale
Dato peggiore rispetto a Spagna (39,6%) e Francia (48,3%)
Sistema economico fragile
«Le risorse non bastano a coprire i costi»
Maggiore ricorso a giocatori stranieri, spesso meno costosi e con meno vincoli
Gap infrastrutturale
Italia fuori dalle prime 10 nazioni europee per stadi costruiti o rinnovati dal 2007 al 2024
Incapacità di fare sistema
«Nessuna collaborazione per il calendario intasato»
La FIGC non ha potere diretto sulla gestione dei campionati
LE PROPOSTE
Gravina indica anche una serie di interventi concreti:
Percentuale delle scommesse destinata al calcio
Abolizione del divieto di pubblicità per operatori di scommesse
Ripristino del Decreto Crescita
Investimenti su stadi e infrastrutture (anche in vista di Euro 2032)
Riforma del settore arbitrale
Riforma dei campionati (oggi bloccata da mancanza di accordi)
L’APPELLO FINALE
Il passaggio conclusivo è un vero monito:
«L’unico modo per intervenire è farlo in maniera radicale, grazie a un’unità d’intenti che superi gli interessi di parte».
E ancora:
«Sarebbe decisivo un passo in avanti di tutte le componenti federali, con il supporto del Governo e del Parlamento».
La chiusura è netta:
«Senza una volontà condivisa di anteporre il bene comune, nessun singolo individuo può rilanciare il calcio italiano».