Il Palermo continua a programmare il futuro con l’obiettivo di tornare in Serie A. A parlare del presente e delle prospettive rosanero è stato l’ex allenatore Devis Mangia, protagonista di una breve ma significativa parentesi sulla panchina del Palermo nella stagione 2011-2012. Intervistato da Massimiliano Radicini per il Giornale di Sicilia, il tecnico ha analizzato il percorso della squadra, il lavoro della società e le prospettive del prossimo campionato.
Che valutazione dà al campionato del Palermo?
«Stagione positiva. Poi dopo è chiaro che per l’importanza della piazza e anche per il coinvolgimento emotivo, anche personale, tutti vorremmo vedere il Palermo in Serie A, che è il posto dove merita di stare. Peccato per i play-off, la gara di andata di Catanzaro ha condizionato molto il percorso».
Per la prossima stagione cosa bisogna migliorare?
«Uno degli aspetti più positivi è avere una continuità tecnica con Inzaghi. Sarà una base di partenza importante, unita alla competenza dei dirigenti e alla forza della proprietà che sta dietro».
I tifosi non sono delusi dalla scorsa annata, ma è chiaro che sia rimasto un po’ di amaro in bocca…
«È normale, ma da persona che lavora nel calcio ci sono segnali importanti. Il Palermo finalmente ha un centro sportivo, sento discorsi riguardanti lo stadio e quindi, quando una proprietà ragiona sulle infrastrutture, significa tanto. Sono convinto che questi aspetti alla fine portino punti importanti in una stagione».
E la prossima Serie B come sarà?
«Competitiva. Poi bisogna sempre vedere come si costruiranno nuovamente certe squadre, soprattutto le retrocesse. Bisogna vedere quanto tempo metteranno per riadattarsi alla mentalità necessaria per fare un campionato di Serie B di vertice. La storia insegna che ci sono state squadre che hanno fatto la A e poi hanno fatto disastri l’anno successivo in B. Il Palermo, come ho detto prima, con una continuità anche dal punto di vista dell’idea di gioco e tecnica, può avere un vantaggio».
Facciamo un salto nel passato, cosa le viene in mente se pensa all’esperienza sulla panchina del Palermo?
«La bellezza della piazza, della tifoseria e della città. È un posto bellissimo per lavorare».
Lei è stato anche ct dell’Under 21, che momento sta vivendo il calcio italiano?
«Quando ero ct dell’Under 21 già dicevamo che si stava dando poco spazio ai giocatori italiani. Già allora c’era un problema di interpretazione del termine giovane. In Spagna, ad esempio, già consideravano giovani i giocatori di 17-18 anni, non quelli dell’Under 21. Ragionavamo su questa cosa anche noi nel 2013. Vedo che siamo ancora qui a dirlo nel 2026. E poi c’è sempre stato il problema del passaggio nella Nazionale maggiore…».