Un ritorno al Renzo Barbera a oltre undici anni dall’ultima partita giocata, con l’obiettivo di chiudere un cerchio rimasto aperto e, soprattutto, di contribuire a un progetto benefico insieme alla Fondazione Falcone. Fabrizio Miccoli, intervistato da Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport, si prepara alla serata di sabato, quando tornerà a calcare l’erba dello stadio che lo ha visto protagonista con la maglia del Palermo.
Nel corso dell’intervista, l’ex capitano rosanero ripercorre il rapporto con la città, le vicende giudiziarie per le quali ha pagato il proprio conto con la giustizia e il percorso intrapreso successivamente. Miccoli parla anche del Palermo di Filippo Inzaghi, visto dal vivo contro il Padova, e indica in Vavassori uno dei giocatori che maggiormente lo hanno impressionato.
Miccoli: «È la serata giusta per chiudere un cerchio»
Alla domanda su come definire una partita d’addio organizzata a distanza di così tanti anni dall’ultima apparizione, Miccoli spiega:
«È la serata giusta per chiudere un cerchio. Per le vicende giudiziarie non ho potuto salutare il calcio al momento giusto e da Palermo sono andato via nel 2013. Più che un addio al calcio è l’occasione per fare qualcosa di importante con la Fondazione Falcone, con cui mi onoro di collaborare. L’obiettivo è raccogliere fondi per costruire un campetto nel quartiere della Kalsa e togliere i ragazzini dalla strada».
Il ritorno sul prato del Barbera avrà inevitabilmente un significato particolare:
«Rimetterò per la prima volta piede sull’erba del Barbera dal 2013 e sarà una grande emozione, con tanti amici e la mia famiglia in tribuna».
Il rapporto con Palermo
Nell’intervista concessa a Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport, Miccoli affronta anche il rapporto con la città e con chi ancora oggi gli rimprovera quanto accaduto in passato.
«Ogni volta che torno qua c’è prima di tutto amore nei miei confronti. Ed è reciproco. Naturalmente c’è ancora qualcuno che resta della sua posizione, ma ringrazio anche loro perché quella reazione mi è servita a capire quanto tenessero a me. C’è chi mi ha capito e perdonato subito, chi ha avuto bisogno di tempo, chi ancora non lo ha fatto. Io ho messo un punto e adesso mi interessa lavorare con la Fondazione Falcone e fare qualcosa di buono».
Tra i tanti ricordi delle sei stagioni trascorse in rosanero, Miccoli ne sceglie uno in particolare:
«Tra tutti, scelgo il gol numero 100 in Serie A nel derby col Catania del 2012».
Ci sono però anche due momenti che continuano a lasciargli amarezza:
«Due momenti sullo stesso piano. La partita con la Sampdoria pareggiata a maggio 2010, se non mi fossi rotto il crociato avremmo vinto e saremmo andati in Champions. Poi la finale di Coppa Italia persa con l’Inter nel 2011: Delio Rossi non mi ha mai detto perché mi fece partire dalla panchina».
«Oggi a Palermo sento ancora più calore»
Miccoli non nasconde un po’ di nostalgia per il calcio vissuto durante gli anni della sua carriera. A Pietro Scognamiglio e La Gazzetta dello Sport racconta:
«Un po’ sì, c’erano rapporti umani più intensi, oggi quasi ovunque sono più diluiti. Ma Palermo fa eccezione anche in questo, addirittura nella tifoseria riscontro più calore adesso, un po’ perché c’è tanta voglia di Serie A, un po’ per il grande lavoro che sta facendo il club insieme a Inzaghi sul campo».
Proprio il Palermo attuale è uno dei temi centrali dell’intervista. Miccoli era sugli spalti del Barbera in occasione della vittoria contro il Padova e ha ricavato indicazioni molto positive dalla squadra di Inzaghi.
«Calabro è bravissimo e ha messo in difficoltà il Palermo. Dall’altra parte ho visto una squadra dal potenziale enorme a livello di tecnica e di mentalità. Non è un caso se sa uscire così dai momenti di difficoltà nelle partite. Col rispetto di tutte le concorrenti, il Palermo ha davvero il destino nelle sue mani, nella corsa per la A».
«Vavassori mi ha rubato l’occhio»
Tra i singoli, l’ex numero 10 rosanero è rimasto particolarmente impressionato da Dominic Vavassori, protagonista della rimonta sul Padova con una doppietta.
«Vavassori mi ha rubato l’occhio, non solo per la doppietta. Mi dicono anche sia un ragazzo serio e centrato, può fare strada. E poi quel secondo gol: tanti altri avrebbero calciato di prima, lui ha avuto la freddezza dei grandi».
Miccoli parla anche di Tommaso Milanese, cresciuto nella sua scuola calcio e oggi protagonista con l’Ascoli:
«E mai avrei immaginato di vedergli fare il terzino… È un ragazzo di grande qualità, partito dalla mia scuola calcio. Lo seguo con affetto e attenzione, è stato bravo Tomei a reinventarlo».
Il calcio femminile e i colori rosa e nero
Nella sua nuova vita calcistica Miccoli si sta dedicando anche al calcio femminile attraverso una società nel Salento, a San Donato di Lecce, che curiosamente veste proprio rosa e nero.
«Quando ho smesso di paragonarlo al maschile, il calcio delle ragazze mi ha appassionato per la loro purezza e la passione che ci mettono. Abbiamo vinto quasi tutte le partite, senza mai perdere, non siamo stati promossi per una questione di differenza reti. Ora speriamo di andare comunque in C, a integrazione dell’organico».
Miccoli e la Nazionale
In chiusura, nell’intervista di Pietro Scognamiglio per La Gazzetta dello Sport, c’è spazio anche per il nuovo corso della Nazionale e per un confronto con l’epoca vissuta direttamente dall’ex attaccante.
«Mancini ha fatto bene ad allargare a tanti giovani. Adesso ha senso farlo, sperando che i club li facciano giocare di più. Ai miei tempi essere convocati era molto più difficile, dovevi fare bene almeno per tre anni. Ho fatto una decina di presenze ma ne vado orgoglioso, davanti c’erano certi fenomeni…».
Sabato, però, tutti i pensieri torneranno al Barbera. Per Miccoli sarà la prima volta sul terreno di gioco dello stadio palermitano dal 2013: una serata pensata per chiudere un cerchio e sostenere il progetto della Fondazione Falcone.