Un primo verdetto destinato a scuotere il calcio inglese. Il Manchester City sarebbe stato riconosciuto colpevole di 114 delle 115 accuse contestate dalla Premier League nel procedimento sulle presunte irregolarità finanziarie commesse tra il 2009 e il 2018, a cui si aggiungono le contestazioni relative alla mancata collaborazione con l’indagine tra il 2018 e il 2023. Le eventuali sanzioni saranno stabilite successivamente, mentre il club starebbe già preparando l’appello.
Come riporta la Gazzetta dello Sport, né il panel indipendente che avrebbe emesso il primo verdetto né la Premier League hanno rilasciato commenti. Gli altri 19 club del massimo campionato inglese sarebbero però stati informati dello sviluppo durante l’assemblea di giovedì.
Il City: «Il procedimento rimane in corso»
Il Manchester City continua a respingere le contestazioni e, attraverso un proprio portavoce, ha precisato:
«Il procedimento rimane in corso, con diversi elementi che devono ancora essere completati e soggetti ad accordi di riservatezza».
Il club ha inoltre richiamato la propria posizione ufficiale del febbraio 2023, quando la Premier formalizzò le accuse. Secondo la Gazzetta dello Sport, questo primo passaggio rappresenta comunque un momento molto delicato per il club dello sceicco Mansour.
Cosa rischia il Manchester City
Le possibili conseguenze sono pesantissime. Il panel dispone di un ampio margine nella scelta della sanzione, che potrebbe andare da una multa a una penalizzazione in classifica fino all’espulsione dalla Premier League.
La Gazzetta dello Sport sottolinea come sia invece ritenuta improbabile la revoca dei trofei conquistati nel periodo oggetto delle contestazioni, comprese le Premier League vinte con Roberto Mancini nel 2012, Manuel Pellegrini nel 2014 e Pep Guardiola nel 2018.
In caso di espulsione, inoltre, il panel non potrebbe stabilire autonomamente in quale categoria far ripartire il Manchester City. Premier League ed English Football League sono infatti organizzazioni indipendenti: il club dovrebbe quindi iscriversi alla EFL, che sarebbe poi chiamata a stabilire da quale campionato consentirgli di ripartire.
Diverso sarebbe il caso di una penalizzazione di punti sufficientemente pesante da determinare una retrocessione sul campo, con conseguente ripartenza dalla Championship.
I tempi, in ogni caso, potrebbero essere ancora lunghi. Il panel dovrà riunirsi nuovamente per determinare le sanzioni e l’annunciata volontà del City di presentare appello potrebbe prolungare ulteriormente il procedimento.
Il “processo del secolo” del calcio inglese
La vicenda nasce dalle rivelazioni pubblicate da Der Spiegel nel novembre 2018. Ne seguì un’indagine UEFA che nel febbraio 2020 portò inizialmente a due anni di esclusione dalle competizioni europee, provvedimento successivamente annullato dal TAS nel luglio dello stesso anno.
Parallelamente proseguì l’indagine della Premier League, sfociata nel febbraio 2023 nella formalizzazione delle accuse: 80 relative a presunte irregolarità finanziarie, dalle sponsorizzazioni ai pagamenti dei tesserati, e altre 35 riguardanti la mancata cooperazione con l’indagine.
Il dibattimento davanti al panel indipendente è iniziato il 16 settembre 2024 e si è concluso il 6 dicembre dello stesso anno. Adesso, evidenzia la Gazzetta dello Sport, il procedimento entra nella fase decisiva, quella che dovrà stabilire le conseguenze per il Manchester City.
Il caso del doppio stipendio di Mancini
Tra le contestazioni figura anche la posizione di Roberto Mancini, allenatore del Manchester City dal dicembre 2009 al maggio 2013 e tecnico che nel 2012 riportò il club alla conquista della Premier League dopo 44 anni.
Secondo la ricostruzione alla base delle accuse, Mancini avrebbe percepito dal City uno stipendio base equivalente a circa 1,69 milioni di euro netti a stagione, oltre a un secondo compenso collegato a un incarico di consulenza con l’Al Jazira, altro club di proprietà dello sceicco Mansour.
Per quattro giorni di consulenza all’anno, l’attuale commissario tecnico avrebbe ricevuto l’equivalente di circa 2,03 milioni di euro. Secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano, una società italiana riconducibile a Mancini, “Italy International Services”, avrebbe emesso trimestralmente le fatture per la consulenza.
La tesi alla base delle contestazioni è che questo meccanismo sarebbe servito ad aggirare le norme sul Fair Play Finanziario. Mancini ha negato ogni coinvolgimento, nel suo unico commento sulla vicenda risalente al marzo 2023, mentre il Manchester City ha sempre respinto tutte le accuse.