PALERMO

Gazzetta dello Sport: “Le rivincite di Dionisi. Ha rilanciato l’Empoli e ha dimenticato Palermo”

Il primo segnale non è stato tattico. Niente lavagnetta, nessun modulo, nessuna esercitazione particolare. È arrivato nel pomeriggio del primo allenamento a Petroio, quando Alessio Dionisi ha iniziato a chiamare i giocatori uno per uno. Tutti. Per nome. Senza esitazioni. Un dettaglio solo apparente, che racconta molto della seconda vita empolese del tecnico. Come scrive Giacomo Cioni sulla Gazzetta dello Sport, in quel gesto c’era già l’essenza del nuovo corso.

Dionisi è tornato a Empoli il 16 ottobre, quattro anni dopo un addio che aveva lasciato strascichi. La squadra era undicesima, con 9 punti in 7 giornate, e reduce dall’esonero di Guido Pagliuca. Da quel momento, lentamente, qualcosa ha iniziato a cambiare. Non solo nei risultati, ma nell’atmosfera. Dionisi parla molto, ascolta, dialoga. Lavora sull’autostima prima ancora che sulla tattica. Chiama i giocatori per nome, spesso usando diminutivi. Li corregge, li sprona, li protegge. Un approccio umano che, come sottolinea Giacomo Cioni della Gazzetta dello Sport, in una squadra giovanissima ha inciso più di qualsiasi scelta tecnica.

I numeri aiutano a fotografare la svolta. Con Dionisi in panchina l’Empoli ha conquistato 18 punti in 12 partite: cinque vittorie, tre pareggi e quattro sconfitte, di cui una sola in casa. Sedici gol fatti, undici subiti. Un cammino che ha riportato gli azzurri in zona playoff, restituendo solidità e fiducia a un gruppo che appariva fragile. Alcune vittorie hanno segnato un vero passaggio mentale, come quella di Avellino, che ha rotto un tabù, o i successi interni contro Bari e Catanzaro, arrivati con personalità. Partite che, secondo Giacomo Cioni sulla Gazzetta dello Sport, hanno certificato la capacità dell’Empoli di competere emotivamente con chiunque.

Il percorso, però, non è stato lineare. Le sconfitte di Chiavari e Castellammare di Stabia hanno lasciato il segno, più per l’atteggiamento che per il risultato. Episodi che Dionisi non ha nascosto, anzi ha utilizzato per ribadire quanto il processo di crescita sia ancora in corso. Tatticamente la difesa a tre è rimasta, ma è cambiata l’anima della squadra: oggi l’Empoli è più equilibrato, ma anche più coraggioso, subisce meno e sceglie meglio quando colpire.

Seconda casa

Dionisi vive lo stadio come una seconda casa. Abita in centro, entra al Castellani al mattino presto e spesso ne esce la sera. Mangia lì, lavora con lo staff, rivede le partite. Una vita quasi monacale, esattamente ciò che la presidenza cercava. Fabrizio Corsi conosce bene il valore della presenza quotidiana: lo ha imparato con Spalletti, Baldini e Sarri. Sa quanto il lavoro continuo faccia la differenza, soprattutto in contesti giovani, come ricorda ancora Giacomo Cioni della Gazzetta dello Sport.

Una dimensione molto diversa rispetto alla prima esperienza del 2020-21, culminata con la promozione in Serie A nel silenzio irreale del periodo Covid. Corsi lo ha richiamato perché lo conosceva, sapeva che dentro c’era voglia di rivalsa dopo l’annata negativa di Palermo. Non tutti erano convinti: l’addio post-promozione per il Sassuolo aveva lasciato ferite. Dionisi le ha affrontate senza polemiche, spiegando che allora forse era mancata comunicazione, non rispetto. Oggi guarda avanti. Sa che l’Empoli è ancora in costruzione, ma intanto ha rimesso insieme i pezzi, partendo dalla cosa più semplice e più difficile: le persone. Chiamandole per nome.

Published by
Redazione Ilovepalermocalcio