La geopolitica entra nel calcio e complica l’avvicinamento al Mondiale. La guerra in Medio Oriente rischia infatti di influenzare la partecipazione di alcune nazionali alla Coppa del Mondo. Come racconta Andrea Ramazzotti sulla Gazzetta dello Sport, le situazioni più delicate riguardano Iran e Iraq, due casi molto diversi ma entrambi legati alle tensioni internazionali.
Secondo Andrea Ramazzotti sulla Gazzetta dello Sport, l’Iran ha conquistato la qualificazione sul campo ma la sua presenza al torneo è finita al centro di polemiche politiche. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha infatti espresso dubbi sulla partecipazione della nazionale persiana alla manifestazione, sostenendo che non sarebbe opportuno vederla ai nastri di partenza per motivi di sicurezza.
La questione ha subito aperto il dibattito su eventuali sostituzioni. Tuttavia, come spiega Andrea Ramazzotti sulla Gazzetta dello Sport, il regolamento della Fifa è molto chiaro: spetta esclusivamente alla stessa federazione internazionale decidere eventuali provvedimenti qualora una nazionale qualificata si ritiri o venga esclusa. I paragrafi 5 e 7 dell’articolo 6 stabiliscono infatti che la Fifa può adottare le misure ritenute necessarie, con piena discrezionalità.
In caso di esclusione dell’Iran, le ipotesi sul tavolo sarebbero diverse. Il girone G potrebbe essere ridotto a tre squadre, con una diminuzione del numero complessivo di partite del torneo. In alternativa, potrebbe essere ripescata un’altra nazionale. Come sottolinea ancora Andrea Ramazzotti sulla Gazzetta dello Sport, la logica porterebbe a scegliere una squadra della stessa confederazione asiatica per non alterare la distribuzione dei posti tra le varie federazioni.
Le due opzioni più probabili sarebbero gli Emirati Arabi Uniti, terzi nel gruppo che ha qualificato Iran e Uzbekistan, oppure l’Iraq, considerata la miglior nazionale asiatica non ancora qualificata. Quest’ultima ipotesi resterebbe valida solo nel caso in cui gli iracheni non riuscissero a conquistare il pass attraverso gli spareggi intercontinentali.
Il dibattito è stato alimentato dalle dichiarazioni di Trump sui social. «Non credo sia opportuno che l’Iran partecipi al Mondiale, per la loro stessa sicurezza», ha scritto l’ex presidente americano. Parole che hanno provocato la pronta reazione della federazione iraniana. «Nessuno può escluderci. Decide la Fifa, non un singolo Paese. Ci siamo qualificati sul campo», è stata la replica ufficiale.
Come evidenzia Andrea Ramazzotti sulla Gazzetta dello Sport, dopo le polemiche Trump ha corretto il tiro assicurando che il Mondiale sarà sicuro per tutti. Intanto la Fifa, guidata da Gianni Infantino, non ha ancora preso una posizione ufficiale e attende gli sviluppi della situazione internazionale prima del prossimo council meeting.
Diversa, invece, la vicenda che riguarda l’Iraq. La nazionale allenata da Graham Arnold deve ancora conquistare la qualificazione attraverso lo spareggio intercontinentale in programma il 31 contro la vincente tra Bolivia e Suriname. Il problema, però, è logistico: lo spazio aereo iracheno è chiuso ai voli commerciali a causa dei bombardamenti.
Come racconta ancora Andrea Ramazzotti sulla Gazzetta dello Sport, il commissario tecnico Arnold ha chiesto un possibile rinvio della gara per le difficoltà negli spostamenti, ma la richiesta appare complicata da accogliere. Per questo la federazione irachena sta studiando un piano alternativo per raggiungere il Messico.
L’ipotesi più concreta prevede un viaggio in pullman verso Amman, in Giordania, e da lì un volo per Monterrey con largo anticipo rispetto allo spareggio. Una soluzione logistica complessa ma necessaria per inseguire il sogno di una storica qualificazione al Mondiale.