Gazzetta dello Sport: “Il Gallo canta tre volte: Palermo k.o.”

“Innamorarsi follemente di un Gallo. Che sulla sua prima fascia da capitano del Toro mette la foto di un cane evitando però di andare ad accucciarsi davanti alla bandierina per celebrare la tripletta in 7 minuti che lo innalza al vertice dei cannonieri del campionato. E per una volta tiene giù la ormai famosa cresta avendo vissuto, a Palermo, due anni formidabili: non gli andava di fare troppe feste mentre i rosanero sprofondano, anche se si dichiara felicissimo per questo primato del gol. Adesso sono 22: il popolo granata ha trovato il nuovo Paolo Pulici. Ora manca un gemello tipo Ciccio Graziani e serve che tra Ljajic, Iturbe e Falque qualcuno si decida a fare il Claudio Sala: così si potrà puntare a una stagione, la prossima, di nuova gloria. Perché a centrocampo gli elementi giovani e interessanti non mancano e un paio di astuti bucanieri in difesa il mercato li potrà regalare pur nel rispetto del bilancio imposto dal presidente Cairo. A proposito: se poi arrivano i famosi 100 milioni della clausola, come non detto… PROSPETTIVE Oggi i granata di Mihajlovic, che pure stanno viaggiando a una media punti eccellente (bisogna tornare al campionato 1991­92 per trovarne una migliore alla 27a giornata, quella squadra arrivò terza) devono lottare per difendere l’attuale piazzamento a ridosso della zona Europa e magari sfilare l’ottava posizione alla Viola. Infilarsi nella corsa alla coppa è possibile solo per l’aritmetica: il distacco è troppo ampio e sul piano del gioco quelli davanti hanno dimostrato di essere più continui. Il Toro visto ieri, che ha comunque infilato il quinto risultato utile di fila nel suo stadio, dopo uno sterile e insistito giro palla è stato trascinato alla rimonta dalla sua stella. Sì, in questa circostanza abbiamo assistito al classico one­manshow. Senza Belotti, il Palermo avrebbe probabilmente piazzato il colpaccio che poteva riaprirgli uno spiraglio­salvezza. LIMITI I limiti di giornata si sono notati soprattutto nel primo tempo dove al presidio costante delle operazioni non è stato possibile abbinare l’efficacia in zona pericolosa stante la mancanza di sfondamento sulle fasce, zona privilegiata dalla manovra ché centralmente il muro creato da Diego Lopez appariva troppo fitto. A scardinare questo dispositivo è intervenuto Mihajlovic passando con Maxi Lopez al 4­2­4, il sistema del tutto per tutto. Mossa resa vincente dai ripetuti canti del Gallo, però. DA FERMO Palermo ancora vivo, combattivo, ordinato. Che è stato avanti nel punteggio dal 30’ andando a bersaglio con un difensore capace di attraversare il campo da un’area all’altra senza trovare ostacoli, fino all’esecuzione potente e precisa dai 25 metri. Peccato che l’autore di questa prodezza, Rispoli, si sia poi infortunato. Uscito lui è come se i compagni di reparto venissero privati della chioccia. Meccanismi psicologici? Fatto sta che hanno preso tre reti su palla da fermo: al di là dell’abilità di chi li ha realizzati, le colpe di chi li ha concessi sono evidenti. Belotti ha messo in mostra una volta di più le sue qualità. Che sono anzitutto mentali: lui il gol lo sente, come tutti i cannonieri di razza. Prendete il primo. Sull’angolo di Iturbe è vero che Posavec esce a vuoto, però il Gallo è lì in elevazione alle sue spalle come se avesse immaginato il liscio del portiere. E il raddoppio nasce da uno smarcamento col quale detta a Ljajic il passaggio: la chiusura in mezza girata volante è una perla. Ancora da punizione il tris, di testa, sul palo lontano: è sempre lui a crederci più dei difensori. Tre reti in sette minuti non sono un record. Però nel Torino solo Petron (1940) e Mazzola (1947) hanno fatto più in fretta. Valentino era il capitano del Mito Granata: Andrea lo prenda come buon augurio”. Questo quanto riportato da “La Gazzetta dello Sport”.

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Redazione Ilovepalermocalcio