Gazzetta dello Sport: “Gravina, strappo con il Governo: salta l’audizione alla Camera”

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Le dimissioni di Gravina non chiudono le tensioni, anzi le alimentano. Come racconta Mario Canfora sulla Gazzetta dello Sport, il passo indietro dell’ex presidente FIGC ha aperto un nuovo fronte, questa volta istituzionale, con uno strappo evidente nei rapporti con il Governo.

Secondo Mario Canfora sulla Gazzetta dello Sport, nel comunicato ufficiale delle dimissioni era previsto un passaggio chiave: la partecipazione di Gravina all’audizione dell’8 aprile alla Camera, dove avrebbe illustrato lo stato di salute del calcio italiano.


Come evidenzia Mario Canfora sulla Gazzetta dello Sport, pochi minuti dopo è arrivata però la svolta inattesa: l’audizione è stata annullata dalla Commissione Cultura. Una decisione motivata dal fatto che Gravina non ricopre più formalmente il ruolo di presidente.

Sempre Mario Canfora sulla Gazzetta dello Sport sottolinea come la scelta abbia creato malumori nell’entourage dell’ex numero uno FIGC, anche perché Gravina resterà comunque in carica fino al 22 giugno per l’ordinaria amministrazione.

Il gesto è stato interpretato come uno sgarbo istituzionale, considerando che l’ex presidente avrebbe potuto comunque offrire una visione completa sulle criticità del sistema calcio dopo quasi otto anni alla guida della Federazione.

La risposta non si farà attendere: la relazione prevista per la Camera sarà comunque resa pubblica nei prossimi giorni, segno della volontà di Gravina di non restare in silenzio.

Nel frattempo, il ministro Abodi ha scelto una linea opposta rispetto ai giorni precedenti, optando per il silenzio dopo aver spinto apertamente per le dimissioni.

Il clima resta teso anche all’interno del sistema calcio. Renzo Ulivieri ha parlato di «riunione molto triste», mentre Capello ha definito «corretto» il passo indietro dell’ex presidente.

Infine, lo sguardo si sposta già al futuro. Franco Carraro ha richiamato l’urgenza di individuare una nuova guida capace di affrontare dossier cruciali, come quello degli Europei 2032 e il tema infrastrutture.

Il quadro è chiaro: le dimissioni non hanno chiuso la crisi, ma l’hanno solo spostata su un piano ancora più ampio, tra sport e politica.

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