Il terremoto che sta investendo il mondo arbitrale italiano non sorprende chi quel sistema lo ha vissuto in prima persona. Nell’intervista rilasciata a Repubblica, Gavillucci analizza le radici della crisi e indica le possibili vie d’uscita, senza modificare il contenuto delle sue dichiarazioni.
Secondo Gavillucci, come riportato da Repubblica, l’inchiesta milanese nasce da dinamiche già note:
«Io mi rivolsi alla giustizia amministrativa. L’ex guardalinee Domenico Rocca ha fatto un esposto in Procura, e così è nato il filone dell’inchiesta milanese che riguarda la presunta ingerenza del designatore Gianluca Rocchi in sala Var nella partita Udinese-Parma del marzo 2025. Sono sicuro che Gianluca dimostrerà la propria estraneità ai fatti. Ma fin quando non si introdurranno regole giuste sull’inquadramento professionale degli arbitri, vedremo ancora esposti, indagini e processi».
Nel corso dell’intervista a Repubblica, Gavillucci sottolinea anche il disagio diffuso tra gli arbitri dismessi:
«Gli arbitri hanno famiglie da mantenere, ma nessun diritto. Se si toglie loro il lavoro, restano solo le carte bollate: se non possono ottenere il reintegro, provano a scuotere il palazzo».
Alla domanda sul numero di casi simili, Gavillucci risponde a Repubblica:
«Solo negli ultimi anni, una decina. Alcuni sono stati reintegrati, come Daniele Minelli, poi nuovamente dismesso, e Niccolò Baroni: produsse audio che dimostravano come i suoi voti fossero stati cambiati in corsa. Anche io ritengo di avere subito votazioni ingiuste».
Sempre a Repubblica, l’ex arbitro evidenzia i cambiamenti introdotti negli ultimi anni:
«Si è introdotta una sorta di trasparenza interna. Gli arbitri possono conoscere le proprie valutazioni e, all’inizio della stagione, il numero di posti che saranno dismessi. Ma non è possibile che ogni miglioramento debba passare da una battaglia legale».
Sul futuro, la proposta è chiara. Come dichiarato a Repubblica:
«Con il passaggio al professionismo, che darebbe all’arbitro la dignità di lavoratore sportivo, come calciatori e allenatori, con contratto e Tfr».
Non manca un passaggio sul confronto internazionale, sempre nell’intervista a Repubblica:
«Hanno un’altra cultura. In Italia, se ti arriva un messaggino da un club, devi avvisare la procura federale. Da noi è tutto un sospetto, un conflitto».
Infine, sulla governance del sistema, Gavillucci conclude a Repubblica:
«Forse per qualche mese sarebbe meglio un commissario. Un traghettatore, che introduca la tutela contrattuale per gli arbitri, e che applichi il principio dell’autonomia tecnica ed economica dell’Aia».