Un uomo, un presidente, un simbolo. Giovanni Ferrara se n’è andato a 75 anni, lasciando un segno indelebile nella storia del Palermo. Come racconta Massimo Norrito su Repubblica Palermo, il suo legame con il club rosanero è stato totale, viscerale, fatto di intuizioni, sacrifici e momenti indimenticabili. Massimo Norrito, su Repubblica Palermo, ricostruisce una vita intrecciata in maniera indissolubile con i colori rosanero.
«Vieni con me che ti devo dire una cosa». Così, durante una passeggiata ad Altavilla, Ferrara confidò che stava per vendere il club. «Io te lo dico, ma non ti dico il nome di chi sta comprando». Quel nome, come ricorda Massimo Norrito su Repubblica Palermo, sarebbe stato poi svelato: prima il tentativo di Briatore, poi il passaggio definitivo a Franco Sensi, ultimo atto della sua esperienza da presidente.
Ferrara non era solo un dirigente. Era parte integrante della rinascita del Palermo dopo il fallimento del 1986. Come sottolinea Massimo Norrito su Repubblica Palermo, il suo ingresso iniziale come sponsor – con il marchio Pasta Ferrara sulle maglie – rappresentò il primo passo verso un coinvolgimento sempre più profondo.
Nel 1989 diventò presidente, prendendo in mano una situazione complessa. Da lì, tra promozioni e cadute, costruì una squadra capace di riportare entusiasmo in città. «Il suo nome resta legato in maniera indissolubile al Palermo», scrive Massimo Norrito su Repubblica Palermo, evidenziando quanto il suo operato abbia segnato un’epoca.
Indimenticabile il Palermo dei Picciotti del 1995, affidato a Ignazio Arcoleo. Una squadra giovane, identitaria, profondamente legata alla città. Ferrara ne fu il padre simbolico, il punto di riferimento umano prima ancora che dirigenziale. Giocatori come Tedesco, Vasari e Galeoto incarnavano quel progetto che, come racconta Massimo Norrito su Repubblica Palermo, fece sognare un’intera tifoseria.
Ma la sua storia è fatta anche di dolore. L’immagine di Ferrara in lacrime dopo la retrocessione in C2 contro la Battipagliese resta una delle più forti. Un presidente distrutto, seduto sui gradoni, mentre fuori infuriavano tensioni e scontri. Un’immagine che, come ricorda Massimo Norrito su Repubblica Palermo, racconta più di mille parole il suo amore per quei colori.
Eppure, anche nei momenti più bui, Ferrara non smise mai di lottare. Telefonate, tentativi, speranze: fino al ripescaggio che riportò il Palermo in vita. Poi le ultime intuizioni, come la chiamata della psicologa Vera Slepoj, segno di una visione innovativa per l’epoca.
Il 3 marzo 2000 la cessione a Sensi chiuse definitivamente il suo ciclo. Ma anche quell’addio fu segnato dal destino: Ferrara venne colpito da un infarto durante le trattative. «Finisce così, con il cuore spezzato, la sua storia in rosa», scrive Massimo Norrito su Repubblica Palermo.
Oggi resta il ricordo di un uomo che ha dedicato tutto al Palermo. Un presidente capace di vivere ogni gioia e ogni dolore sulla propria pelle. Un pezzo di storia che continuerà a vivere nella memoria dei tifosi.