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Escl. Nuno Gomes: «Rapporto speciale con Miccoli. Con Inzaghi il Palermo può lottare per la A»

«Ho un ricordo bellissimo di Fabrizio. Era un giocatore formidabile, uno dei migliori con cui abbia mai giocato. Fin da subito abbiamo creato un ottimo rapporto anche fuori dal campo, non solo con lui ma anche con la sua famiglia. Per questo sono molto felice di poter partecipare: sarà una bella occasione per rivederli, per stare insieme a loro e per recuperare un po’ di tempo perso. E soprattutto sarà un piacere essere presente in una giornata così speciale per Fabrizio e per tutta la sua famiglia».

Questo il pensiero, ai microfoni di Ilovepalermocalcio.com, di Nuno Gomes, tra i protagonisti attesi sabato della partita di addio al calcio di Fabrizio Miccoli, in programma allo stadio “Renzo Barbera”.


Lei in Italia ha vestito la maglia della Fiorentina. Guardando all’avvio del campionato, chi può insidiare l’Inter nella lotta al titolo?

«Per me è stato un grande onore rappresentare la Fiorentina e indossare quella maglia. Ho un legame molto speciale con il club e con Firenze. Per quanto riguarda il campionato, è ancora molto lungo e penso sia davvero presto per fare previsioni. Il Milan e la Juventus sono sempre candidate a lottare per lo scudetto e anche la Roma ha iniziato molto bene. L’Inter ha dimostrato negli ultimi anni grande continuità, ma ci sono diverse squadre con qualità. Quindi, secondo me, è ancora troppo presto per dire chi potrà veramente lottare fino alla fine per il titolo».

La Fiorentina è partita con il freno a mano tirato, con l’esonero di Grosso dopo poche giornate. Si aspettava queste difficoltà dopo i grandi investimenti fatti sul mercato?

«Sinceramente no. Dopo il mercato che aveva fatto, mi aspettavo una partenza diversa. Però adesso, con l’arrivo di Paolo Vanoli, sembra che la Fiorentina abbia trovato la strada giusta e spero che possa continuare in questa direzione. Nel calcio non basta avere buoni giocatori, bisogna creare una squadra, trovare gli equilibri e avere tempo per lavorare. Mi dispiace vedere la Fiorentina in difficoltà, perché ho un grande affetto per il club e per Firenze, e spero davvero che possa tornare presto ai livelli che merita».

Luci e ombre per il suo connazionale Ramos al Milan. Pensa possa soffrire il calcio italiano?

«Non penso che si possa giudicare un attaccante solo dal numero di gol, soprattutto dopo così poco tempo. Gonzalo ha grande qualità ed è un giocatore molto generoso, che lavora tanto per la squadra. Un attaccante dipende sempre anche da quello che la squadra riesce a produrre in termini di occasioni da gol. Il calcio italiano è molto tattico e richiede un periodo di adattamento, quindi ha bisogno di fiducia, continuità e tempo. Conosco le sue qualità e sono convinto che possa dare ancora molto al Milan».

Come detto, sabato sarà a Palermo. Come vede i rosanero in questa stagione?

«Il Palermo ha una grande storia e una tifoseria incredibile. Inzaghi conosce molto bene la Serie B, avendola già affrontata da allenatore diverse volte. Sa cosa significa conquistare una promozione, come ha fatto recentemente con il Pisa. Il campionato è ancora lungo, ma il Palermo ha ambizione e qualità per lottare per la promozione. Vedremo come andrà».

Dopo Firenze lei è tornato al Benfica. C’era stata la possibilità di restare in Italia?

«Sì, dopo aver lasciato Firenze, prima del mio ritorno al Benfica nel 2002, ho avuto alcuni contatti con due o tre squadre italiane. Alla fine ho scelto di tornare al Benfica, ma ho sempre avuto un grande rispetto e un grande affetto per il calcio italiano. I due anni alla Fiorentina sono stati molto importanti per la mia carriera e Firenze mi ha lasciato ricordi bellissimi, sia dal punto di vista professionale che umano».

Beto o Pellegrino. Chi vede meglio alla guida dell’attacco della Fiorentina?

«Sono due attaccanti con caratteristiche diverse. Beto conosce già molto bene il calcio italiano e questo può essere un vantaggio, soprattutto per l’adattamento immediato. Pellegrino ha invece caratteristiche molto interessanti e ancora grandi margini di crescita. Sono due profili diversi e credo che molto dipenda anche da quello che l’allenatore chiede al suo attaccante».

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Giorgio Elia