«Quando mi chiamò il Palermo dissi subito di sì. All’epoca il direttore sportivo era Foschi, che mi aveva fatto esordire a Verona e al quale ero molto legato. Dire di no era impossibile. Il Piacenza doveva alleggerirsi di qualche contratto e tra questi c’era anche il mio. Arrivò così il Palermo, ne parlai con Corini, con il quale avevo già giocato, e accettai subito. Questo mi permise di conoscere una città bellissima e una tifoseria speciale».
Questo il ricordo ai microfoni di Ilovepalermocalcio.com dell’ex estremo difensore del Palermo Matteo Guardalben.
Indimenticabile la traversa di Adriano in un Inter-Palermo. Lei era in porta. Ci ricorda cosa ha sentito e come ha vissuto quell’azione?
«Ancora adesso viene riproposto il video di quell’azione di tanto in tanto. Io vidi solo Adriano caricare il tiro e poi sentii il tonfo della palla sulla traversa. Non ebbi neanche il tempo di muovermi e, appena mi girai, vidi la palla tornare indietro e uscire dall’area di rigore. Era impressionante nel modo di calciare. Fui poi fortunato in un’altra occasione, in quella partita, quando, a tu per tu con lui, mi calciò addosso. Adriano era stato devastante. Devo dire che ogni tanto ci si ricorda di me anche per quel famoso tiro del brasiliano».
Perché, dopo una stagione da protagonista, si consumò poi il divorzio con i rosanero?
«Quando accettai Palermo era un periodo particolare, perché stavo divorziando da mia moglie e avevo voglia di allontanarmi da Parma. Il primo anno in rosanero mi concentrai al massimo e riuscii a gestire la distanza dai miei figli. Poi, però, questo aspetto affiorò sempre di più. Io ho un carattere particolare e non vivevo più bene quella distanza, sebbene società e allenatore fossero molto disponibili. Questo creò un po’ di attrito con Zamparini, che pensava chiedessi la cessione per andare alla Roma o alla Lazio. Così mi comunicò che mi avrebbe ceduto solo al Cagliari o in Serie B. Andai dunque al Vicenza, dove, a seguito di un infortunio pesante, non riuscii più a tornare me stesso».
Lei ha militato nel Parma negli anni d’oro delle qualificazioni in Champions League e delle vittorie in Coppa UEFA e Coppa Italia. Che posto occuperebbe quella squadra nel campionato di quest’anno?
«Difficile fare un paragone tra il calcio dei miei tempi e quello di oggi. Il livello di quel Parma era senza dubbio incredibile e oggi si giocherebbe lo scudetto con l’Inter. Io facevo il secondo a Buffon e, quando si giocava in Coppa Italia con le “seconde linee”, abbiamo sempre fatto bene, arrivando in fondo alla competizione. Questo rende l’idea del valore dell’organico di quel Parma».
Malesani fece grandi cose e i numeri parlano per lui. La storia ci racconta anche di una personalità particolare, non comune. Ricorda qualche episodio degli anni vissuti con lui?
«Lui è sempre stato un po’ particolare rispetto a quelli che sono i canoni del calcio. È stato l’allenatore tifoso della squadra che allenava e lo si notava nel modo di vivere la partita e gestire le emozioni. Per questo aspetto è stato spesso criticato e hanno provato a tarpargli le ali. Ritengo sia stato un peccato, perché, a mio avviso, il mondo del calcio avrebbe dovuto trarre giovamento da un personaggio come lui».
Dopo il ritiro non è proseguita la sua strada nel mondo del calcio. Cosa fa oggi Matteo Guardalben?
«Giocando a calcio ho realizzato un sogno nato da bambino, quando seguivo da tifoso l’Hellas Verona. A Modena, nella fase conclusiva della mia carriera, realizzai che il mio modo di pensare non si sposava con quello del mondo del calcio, che non mi piace. Non condivido il modo in cui è gestito e gli insulti che si sentono da parte dei tifosi verso i giocatori. Questo è uno dei motivi per i quali, da calciatore, quando ero indisponibile, chiedevo di non andare in tribuna e per il quale oggi vado a vedere pochissime partite allo stadio. Oggi mi muovo nel campo degli investimenti immobiliari».
C’è qualche ricordo particolare della sua esperienza da giocatore al Palermo?
«Sono tante le esperienze belle e simpatiche vissute a Palermo. Mi colpì l’aspetto della condivisione del caffè quando si arrivava al campo di allenamento. Trovavamo i magazzinieri Pasquale e Marcello pronti ad accoglierci con la moka e condividevamo quel momento con i compagni prima di iniziare la seduta di allenamento».
Lei è stato al Tardini in occasione di Parma-Udinese di qualche giorno fa. Crede che i ducali possano rischiare nella lotta per non retrocedere?
«Secondo me l’andamento di quest’anno può preoccupare. Soprattutto perché vedo poche soluzioni e la speranza può essere legata al fatto che le altre non corrano. Anche l’anno scorso il Parma non aveva fatto benissimo, salvo poi intraprendere un filone importante di risultati. Il livello della squadra, però, l’anno scorso era più alto. Spero per la città e per i tifosi che le cose si mettano bene».
E il Palermo?
«Il Palermo spero possa tornare in A. Conosco Gardini e spero di poter venire allo stadio a festeggiare il traguardo con i tifosi. Ritengo che la Serie A abbia bisogno del Palermo e dei suoi tifosi, anche per l’importanza della struttura societaria alle spalle dei rosanero».