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Escl. Caserta: «Strefezza sposta gli equilibri. Gli scherzi di Mascara e Miccoli e quel passaggio in rosanero…»

«Per ciò che sta facendo vedere in campo, il Palermo sta dimostrando di essere la favorita per la vittoria del campionato. Il campionato di Serie B è lungo e dovremo vedere come reagirà il gruppo alle difficoltà che si presenteranno. Al momento, i fatti però dicono che il Palermo è meritatamente davanti a tutti». Queste le riflessioni ai microfoni di Ilovepalermocalcio.com dell’ex giocatore del Palermo Fabio Caserta.

Risultati raggiunti nonostante l’assenza di Strefezza. Lei lo ha allenato nella sua esperienza alla Juve Stabia da vice di Ferrara. Giocatore dal quale non si può prescindere o deve sudarsi il posto?


«Strefezza in Serie B sposta gli equilibri. Il Palermo ha tanti giocatori importanti nel suo organico, ma se Strefezza trova la condizione giusta, il posto da titolare non glielo toglie nessuno. Al di là della bravura dei suoi compagni, ritengo che lui possa avere qualcosa in più».

Al Catanzaro, invece, ha conosciuto Cassandro. Per movenze e modo di interpretare il ruolo, le ha ricordato qualche suo ex compagno?

«In particolare no, ma è un giocatore che ho apprezzato molto sotto tutti gli aspetti. È un ragazzo d’oro al quale non puoi che volere bene e un professionista serio. Può ricoprire più ruoli ed è il classico calciatore che ogni allenatore vorrebbe avere. Un allenatore è consapevole che può sempre contare su di lui».

Lei forse è tra i meno sorpresi da Calò, avendolo avuto alla Juve Stabia, al Benevento e al Cosenza. A ventinove anni può far al caso di una grande?

«Calò si è affacciato al professionismo con me e, in tal senso, posso dire di averlo cresciuto. Conosco bene le sue qualità tecniche e umane. Devo dire che tra l’anno scorso e quest’anno mi ha sorpreso per la crescita nelle sue caratteristiche fisiche. Mi auguro possa arrivare più in alto possibile perché se lo merita».

Nell’estate del 2007 riceve la chiamata del Palermo da giocatore del Catania. Ricorda dove si trovava e quale fu il primo pensiero?

«La mattina dell’ultimo giorno di mercato ero convinto di andare all’Udinese. Il Palermo, infatti, si era mosso un mese prima, poi non si fece sentire più nessuno. Ero convinto di andare in Friuli dal mister Pasquale Marino. Poi, invece, mi venne comunicato che l’offerta dei rosanero era più alta e, insieme al mio procuratore, venne definito il mio passaggio al Palermo. A fine stagione, tra me e il Catania si era rotto qualcosa. Personalmente sarei rimasto volentieri perché squadra e società erano in crescita e c’erano i presupposti per fare bene. Non trovammo però l’accordo per il rinnovo del contratto».

Tra i vari compagni che ha avuto, chi era il più matto e quale episodio ricorda?

«A Catania c’era Mascara che faceva sempre degli scherzi. Era un giocherellone e spesso la vittima scelta era Morimoto. La stessa cosa posso dire di Miccoli a Palermo, che ne faceva di cotte e di crude. Spesso mi sento con lui e siamo rimasti in ottimi rapporti».

La panchina del Catania resta un obiettivo per il suo futuro?

«Sono stato vicino a sedermi su quella panchina e ne avevamo anche parlato. Poi sono state fatte altre scelte. Devo dire che allenare al Sud ha un sapore particolare, vista la passione che sono in grado di trasmettere i tifosi. Io con il Catania ho un discorso aperto. Quando sono andato via, l’ho lasciato in Serie A e sarebbe bello poterlo riportare nel calcio che conta».

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Giorgio Elia