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Alessia non molla, Palermo nel cuore: «Guarire e festeggiare la Serie A con Jacopo Segre»

Alcune storie partono fuori dal rettangolo di gioco e con esso si intrecciano, trasformando la distanza in uguaglianza, l’estraneità in fraternità. È così la storia di Alessia, bambina palermitana che ogni giorno gioca la propria partita personale, in un percorso di vita fatto di speranza e amore verso la vita e verso i colori rosanero.

In esclusiva ai microfoni di Ilovepalermocalcio.com, i genitori di Alessia raccontano la storia di una bambina diventata ormai simbolo di un’intera città, esempio per tutti coloro che ogni giorno lottano per un domani migliore.

Quando nasce la passione di Alessia verso i colori rosanero?

«La passione per lo stadio e per il Palermo FC nasce esattamente il 21 agosto 2024. In ospedale Alessia faceva terapia insieme a Joshua, un altro bambino oncologico di 12 anni, ultras della Curva Nord. Durante le cure, Joshua le chiedeva sempre di andare in trasferta con lui per Napoli–Palermo. Purtroppo noi non siamo potuti andare. È proprio da lì che nasce questo amore per i colori rosanero. Joshua è venuto a mancare il 3 settembre 2025 e Alessia ha detto che deve mantenere la promessa fatta a lui. Da quel momento il suo tifo è diventato ancora più forte, ancora più sentito».

Nella gara vinta in casa contro la Virtus Entella, Alessia ha lanciato un coro insieme ai supporter della Curva Nord. Che emozioni ha provato?

«Per capire l’emozione basta guardarla negli occhi, oppure vedere il video che ho pubblicato sulla mia pagina: il modo in cui lancia il coro per il suo Joshua dice tutto. Magari lei non sa spiegare a parole cosa prova, ma basta osservarla per capirlo. Ho ricevuto tantissime chiamate di persone che mi dicevano: “Hai visto tua figlia? Che forza ha avuto nel gridare il nome di Joshua!”. Per lei è qualcosa di bellissimo. Per me, invece, è un’emozione a metà: al 50% è gioia vederla lì a lanciare i cori, ma al 50% è anche sofferenza, perché inevitabilmente penso: “E se un giorno non dovessi più vederla lì?”».

Il suo calciatore preferito?

«I suoi giocatori preferiti sono suo fratello Cristian, che gioca allo Sport Palermo, e da quando si sono incontrati ha un affetto speciale per Jacopo Segre, un amore che non si riesce nemmeno a spiegare. La sua felicità è stata immensa quando ha visto Jacopo Segre venire a casa nostra. Abbiamo voluto condividere quel momento anche con la mamma di Joshua, perché per noi era importante. Lei ormai sente Jacopo Segre come se fosse “suo”, al punto che si mette a piangere se qualcuno le dice: “Dai, cambia giocatore, entra con un altro!”. La sua risposta è sempre la stessa: “No, solo Jacopo Segre!”».

Nei giorni precedenti si è parlato di una raccolta fondi per Alessia.

«Non siamo a conoscenza di raccolte fondi organizzate a Palermo. Sappiamo solo dell’iniziativa di alcuni amici veneziani che ci hanno aiutato a trascorrere qualche giorno a Venezia. Se a Palermo stanno facendo altro, sinceramente non ne siamo informati».

Si può spiegare la passione di Alessia per il Palermo con un episodio particolare?

«Il giorno di una gara giocata al Barbera, nonostante i suoi dolori, Alessia ha detto che doveva andare per forza allo stadio, perché altrimenti sarebbe entrato un altro bambino o un’altra bambina con Jacopo Segre. “Dammi le medicine e andiamo!”, mi ha detto. Poi insisteva: “Mamma, devo salire in Curva a lanciare i cori. Jacopo Segre mi ha promesso che, se fa gol, mi manda un cuore da lontano!”. La sua forza è incredibile».

Quali sono i sogni più grandi vostri e della piccola Alessia?

«Il sogno più grande di noi genitori, della nostra famiglia e del mondo intero che le vuole bene è uno solo: che Alessia possa guarire. Il sogno della piccola Alessia è andare a Disneyland e poter vivere una vita serena, senza chemioterapia. E poi il Palermo. Ovviamente Alessia non conosce la gravità della sua malattia. Non sa come potrebbe andare, se ci sarà o non ci sarà il giorno di un’ipotetica promozione. Intanto gli amici veneziani l’hanno invitata a Venezia per il giorno della partita. Lei ha risposto: “Sì, ma starò nel settore ospiti a tifare il mio Palermo, a gridare Jacopo Segre e voglio festeggiare con loro la Serie A”».

Avete, voi ed Alessia, un messaggio da mandare?

«Mai arrendersi! Tutte le volte che pensi di cadere, rialzati e fai tutto quello che vuoi con ancora più grinta. Per quanto riguarda noi, più la vita ci mette a dura prova, più noi facciamo cose che, in teoria, un bambino oncologico non fa. Lei va allo stadio, fa danza, va a cavallo, va a scuola. Un bambino oncologico, mentre fa la chemioterapia, normalmente tutto questo non lo fa»

Published by
Rosario Di Stefano