Gianluca Rocchi rompe il silenzio e racconta i 129 giorni che gli hanno stravolto la vita. L’ex designatore arbitrale, intervistato dal direttore del Corriere dello Sport Ivan Zazzaroni, ripercorre l’inchiesta che lo ha visto coinvolto per concorso in frode sportiva, l’autosospensione, le accuse ricevute e le conseguenze personali di una vicenda che, sottolinea il quotidiano, non è ancora completamente conclusa.
Come ricorda Ivan Zazzaroni sul Corriere dello Sport, manca infatti la ratifica del gip alla richiesta dei pm di archiviazione dell’inchiesta di Milano, mentre resta da chiudere l’indagine sulle cosiddette “bussate”, trasferita a Monza per competenza.
Rocchi: «Mi è esplosa una bomba nella vita»
Rocchi torna al 25 aprile, giorno in cui scopre di essere indagato per concorso in frode sportiva nell’ambito di presunti favori e alterazioni delle designazioni.
«Mi è esplosa una bomba nella vita… perché? Me lo sarò ripetuto cinquanta volte. Perché a me? Cosa ho combinato? Da impazzire. Ho letto e ascoltato di tutto. Ero il mostro. Ma mostro perché?».
Il racconto affidato al Corriere dello Sport entra anche nella dimensione più personale della vicenda. Rocchi parla della necessità di dare spiegazioni ai figli e del sostegno ricevuto dai genitori.
«Ogni tanto mi osservo da fuori e mi auguro di svegliarmi da un incubo. Nell’incubo senti che hai smarrito il codice della vita, che hai demolito il nucleo della sicurezza, che stai precipitando».
«La mattina avresti voluto non svegliarti»
Il passaggio dalla vita frenetica del designatore al «nulla cosmico» è stato, secondo Rocchi, uno degli aspetti più difficili da affrontare.
«Quello che avevo rincorso per anni, un po’ di tempo libero per stare con i miei figli e occuparmi di me stesso, diventa improvvisamente un disagio, un inferno».
Rocchi spiega a Ivan Zazzaroni di essersi autosospeso perché riteneva di non poter agire diversamente nel rispetto dei propri principi e delle responsabilità nei confronti degli arbitri.
E alla domanda se oggi prenderebbe nuovamente la stessa decisione risponde: «Penso di sì, lo rifarei».
«Marotta? Mai sentito. Non ho mai favorito nessuna squadra»
Nell’intervista al Corriere dello Sport viene affrontato anche il tema dell’Inter e dei presunti rapporti con i dirigenti.
Alla domanda se avesse mai parlato con Marotta, Rocchi risponde senza esitazioni: «Mai, così come non ho mai avuto, né cercato rapporti con altri dirigenti».
L’ex designatore rivendica inoltre la propria autonomia nelle scelte: «Io posso garantirti che non ho mai favorito o maltrattato squadre, decidendo sempre in totale autonomia».
Sulla questione delle cosiddette “bussate”, invece, preferisce non entrare nel merito perché il procedimento è ancora in corso: «Ci sarà tempo per chiarire pubblicamente anche questo punto».
«Ho conosciuto l’umiliazione»
Rocchi racconta di aver trovato sostegno anche all’interno del mondo arbitrale. Cita il comportamento di Francesco Massini e quello di Roberto Rosetti, che gli ha consentito di continuare a sentirsi arbitro affidandogli il ruolo di osservatore.
La prima convocazione per una partita dello Slovan Bratislava gli ha restituito un’emozione che non provava da tempo.
Il vero momento di sollievo, però, è arrivato quando i pubblici ministeri hanno chiesto l’archiviazione, ritenendo che non ci fossero gli elementi per il rinvio a giudizio.
«Mi sono ritrovato senza un’identità, senza un lavoro», racconta Rocchi. E ancora: «Ho conosciuto l’umiliazione e l’ho anche frequentata per mesi».
Rocchi ammette: «La linea del Var l’ho toppata»
Nell’intervista di Ivan Zazzaroni c’è spazio anche per un’autocritica sulla gestione arbitrale.
«Errori ne ho certamente commessi, il principale la scorsa stagione. La linea del Var l’ho toppata, ho trasmesso un messaggio sbagliato, meglio più Var che meno. Anche in termini di comunicazione un grosso errore».
Rocchi affronta anche il tema dei possibili nemici maturati negli anni all’interno dell’Aia. Ammette che nel periodo più duro si è posto molte domande, ma non vuole parlare apertamente di una congiura.
«Così come ho degli amici, ho dei nemici, gente che si è sentita demansionata».
«Voglio riprendermi la vita che merito»
Il futuro resta ancora da scrivere. Alla possibilità di una candidatura alla presidenza dell’Aia, Rocchi non dà una risposta definitiva.
«Non s’è ancora chiuso tutto. E comunque non spetta a me decidere. Io ho soltanto bisogno di riprendermi la vita, di rientrare in questo mondo, il mondo del quale ho fatto parte dalla fine degli anni Ottanta».
L’ex designatore ribadisce soprattutto la propria convinzione di essersi sempre comportato correttamente: «So chi sono e come mi sono sempre comportato, lo sanno soprattutto quelli che con me hanno lavorato, persone che non coltivano dubbi sulla mia onestà».
E quando Zazzaroni sul Corriere dello Sport gli domanda se arriverà il momento della vendetta, Rocchi chiude ogni porta alla rivalsa personale:
«Non devo saldare alcun conto. Non inseguo rivincite, solo giustizia».