Il caso Manchester City entra in una nuova e delicatissima fase. Dopo le indiscrezioni filtrate venerdì scorso, ieri pomeriggio è arrivato il comunicato della Premier League accompagnato da un estratto di quaranta pagine contenente un riassunto delle motivazioni della decisione. Il giudizio di primo grado della commissione indipendente, composta da tre giudici, secondo quanto ricostruito dal Corriere dello Sport, ha dato ragione all’impianto accusatorio.
Come scrive Gabriele Marcotti sul Corriere dello Sport, il Manchester City avrà tempo fino a venerdì prossimo per chiedere l’appello. Il club aveva già reagito alle prime notizie attraverso il presidente Khaldoon Al Mubarak, ribadendo la propria posizione: «Massima fiducia nel tribunale… i tempi sono ancora lunghi per il grado finale di giustizia… abbiamo prove inoppugnabili della nostra innocenza».
La vicenda riguarda i primi nove anni del City sotto la proprietà dello sceicco Mansour. Secondo la ricostruzione riportata dal quotidiano, al centro del procedimento ci sono flussi di denaro presentati come sponsorizzazioni, pagamenti non dichiarati e operazioni contabili contestate, oltre all’utilizzo di una società legata alla gestione dei diritti d’immagine dei calciatori.
Oltre un miliardo di euro al centro del caso
Gabriele Marcotti sul Corriere dello Sport riferisce che, secondo quanto emerge dal comunicato della Premier League, nell’arco di nove anni sarebbero stati contabilizzati come ricavi legittimi 1.049 milioni di euro che, secondo la tesi accusatoria accolta in primo grado, sarebbero invece riconducibili a finanziamenti provenienti dalla proprietà.
Il quotidiano ricostruisce anche il meccanismo contestato: una parte delle somme previste dagli accordi commerciali sarebbe stata sostenuta dalle aziende coinvolte nelle sponsorizzazioni, mentre la restante parte sarebbe arrivata dalla proprietà. Il City, dal canto proprio, ha contestato l’impianto accusatorio e continua a sostenere la propria innocenza.
La partita giudiziaria, dunque, non è conclusa.
Il City verso l’appello
Il Manchester City, secondo il Corriere dello Sport, è intenzionato a presentare appello. A quel punto verrà costituita una nuova commissione indipendente chiamata a riesaminare il caso.
Nel frattempo dovranno essere stabilite anche le sanzioni conseguenti al giudizio di primo grado. Il quotidiano sottolinea che tali provvedimenti sarebbero destinati a rimanere congelati in attesa della conclusione dell’iter.
Lo scenario prospettato da Gabriele Marcotti sul Corriere dello Sport, qualora il verdetto fosse confermato anche in appello, comprende conseguenze sportive ed economiche molto pesanti: tra le ipotesi indicate figurano retrocessione, multe e blocco del mercato.
Il quotidiano riferisce inoltre che club come Liverpool, Arsenal e Manchester United avrebbero già avviato una procedura legale in vista di un’eventuale richiesta di risarcimento nel caso in cui la decisione iniziale diventasse definitiva.
Rooney e l’ipotesi dei titoli
Sul tavolo viene indicato anche un altro scenario: quello di una possibile revisione dei titoli conquistati dal Manchester City nel periodo interessato dalle contestazioni, qualora la colpevolezza fosse definitivamente confermata.
Su questa eventualità è intervenuto Wayne Rooney, storico simbolo del Manchester United, nel podcast Stick to United.
«Non mi sentirei a mio agio ad accettare titoli tolti al City, perché non credo che ce li saremmo meritati», ha spiegato Rooney.
L’ex attaccante ha poi difeso il valore di quanto fatto sul campo dai calciatori: «Mi metto nei panni dei loro giocatori che hanno fatto tutto il possibile per vincere quelle Premier League. Se io all’improvviso scoprissi che lo United ha fatto la stessa cosa e mi venisse tolto il titolo della Premier, sarei distrutto».
Il procedimento, dunque, è ancora lontano dalla conclusione. Il verdetto di primo grado rappresenta però, nella ricostruzione di Gabriele Marcotti sul Corriere dello Sport, un passaggio fondamentale di una vicenda iniziata con un’indagine partita quasi otto anni fa e destinata a proseguire con il ricorso del Manchester City.