BERGAMO – Servivano forza, pazienza e nervi saldi. L’Italia risponde presente e supera l’Irlanda del Nord con un 2-0 che tiene vivo il sogno Mondiale. Come racconta Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, non è stata una gara semplice né spettacolare, ma concreta e risolta dai suoi uomini migliori: Tonali e Kean.
Secondo quanto riportato da Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, gli azzurri hanno dovuto fare i conti con tensione e ritmo basso, soprattutto nella prima frazione, quando la manovra risultava prevedibile e lenta. Il possesso palla (66%), i dieci tiri e gli otto calci d’angolo non si sono tradotti in reali pericoli, se non nelle occasioni di Dimarco e Retegui. L’Irlanda del Nord, chiusa e attendista, ha spezzettato il gioco e reso la partita sporca, proprio come sottolinea Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport.
Nella ripresa, però, qualcosa cambia. Come evidenzia ancora Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, gli spazi concessi dagli irlandesi diventano un invito che l’Italia sfrutta con maggiore decisione. Il gol che sblocca la partita nasce da un’azione più incisiva: respinta corta e Tonali, dal limite, trova il guizzo vincente al volo, facendo esplodere Bergamo.
Il raddoppio arriva nel momento chiave. Kean, devastante per tutta la gara, sfrutta un’Italia più lunga e più libera mentalmente: salta l’uomo e firma il 2-0 che chiude i conti. Nel finale spazio anche ai giovani, con ingressi convincenti di Pisilli e Palestra, mentre Pio Esposito porta freschezza e profondità. Un segnale importante in vista della sfida decisiva.
Come ribadisce Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, ora servirà più coraggio contro la Bosnia: a Zenica si gioca tutto, con la possibilità di tornare al Mondiale dodici anni dopo l’ultima volta. L’Italia dovrà essere meno contratta e più verticale, sfruttando il contropiede e l’energia dei suoi talenti. Kean può essere l’uomo della qualificazione, mentre Retegui è apparso lontano dalla miglior condizione.
La strada è ancora lunga, ma il segnale è arrivato: questa Italia, pur con i suoi limiti, è viva. E adesso crederci non è più solo un obbligo, ma una necessità.