La rifondazione della Nazionale si interrompe ancora prima di cominciare. Come racconta Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, Paolo Maldini e Leonardo hanno deciso di lasciare i rispettivi incarichi in FIGC, chiudendo un progetto durato appena diciassette giorni e costringendo il presidente Giovanni Malagò a ripartire da zero.
Secondo Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, la risoluzione dei contratti era già stata firmata quando, nella serata di ieri, Malagò ha lasciato gli uffici federali senza rilasciare ulteriori dichiarazioni. Fallito ogni tentativo di mediazione, il presidente federale si ritrova ora a dover scegliere in autonomia il nuovo corso della Nazionale.
Le dimissioni saranno ufficializzate nelle prossime ore, ma la notizia è diventata di dominio pubblico durante una diretta di Sky Sport mentre era in corso una riunione informale del comitato di presidenza della FIGC. Presenti Ezio Simonelli, Umberto Calcagno, Renzo Ulivieri, Matteo Marani e Giancarlo Abete, con Paolo Bedin collegato da remoto. Proprio Simonelli ha rivelato: «Lo abbiamo saputo in diretta tv».
Come evidenzia Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, l’addio rappresenta l’epilogo di un rapporto mai realmente decollato. Maldini e Leonardo, nominati lo scorso 11 luglio, non si erano mai presentati ufficialmente né avevano preso parte alla vita quotidiana della Federazione, nonostante il delicato incarico affidato loro.
Alla base della rottura c’è soprattutto la gestione della scelta del nuovo commissario tecnico. Il progetto di Maldini puntava con decisione su Andrea Pirlo, candidatura che, secondo il Corriere dello Sport, è diventata insostenibile dopo le polemiche legate allo sponsor russo. I due dirigenti avrebbero vissuto le critiche come una delegittimazione del proprio ruolo, arrivando a porre un aut aut: Pirlo oppure l’addio.
Come sottolinea ancora Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, nelle ultime ore erano stati avviati anche contatti con Raffaele Palladino, mentre aveva preso quota la candidatura di Thiago Motta, profilo ritenuto in linea con la visione tecnica di Maldini e Leonardo. L’obiettivo era individuare un’alternativa a Pirlo senza modificare l’impostazione del progetto.
Il nodo, però, è stato soprattutto politico. I due dirigenti rivendicavano piena autonomia nella scelta del commissario tecnico, mentre la FIGC riteneva che una decisione di tale portata dovesse necessariamente essere condivisa con il presidente federale. Una distanza che si è rivelata insanabile.
Il bilancio della vicenda è severo anche sul piano dell’immagine. Come ricorda Fabrizio Patania sul Corriere dello Sport, l’Italia arriva da un periodo estremamente complicato, con quattro commissari tecnici succedutisi durante la gestione Gravina – Roberto Mancini, Luciano Spalletti, Gennaro Gattuso e Silvio Baldini – e tre mancate qualificazioni ai Mondiali del 2018, 2022 e 2026.
Ora la responsabilità torna interamente nelle mani di Malagò, chiamato a individuare rapidamente il nuovo commissario tecnico e a rilanciare un progetto che, ancora una volta, riparte tra polemiche e profonde divisioni.