Il futuro della Nazionale italiana resta sospeso, legato a doppio filo alle decisioni di Gravina. Come riportato dal Corriere dello Sport, Gattuso era pronto a rassegnare le dimissioni dopo il fallimento Mondiale, salvo poi fermarsi su richiesta diretta del presidente federale nella notte di Zenica.
Secondo il Corriere dello Sport, la stessa linea è stata seguita da Buffon, dirigente responsabile della Nazionale, coinvolto in un tentativo estremo di preservare la stabilità del Club Italia, separando la gestione tecnica dalle turbolenze politiche in atto in via Allegri. Una scelta di responsabilità in un momento di grande incertezza.
Come sottolinea il Corriere dello Sport, Gattuso ha scelto di non agire d’impulso, mettendosi a disposizione della Federazione per rispetto verso la maglia azzurra: «Chiedo scusa, non ce l’abbiamo fatta. Ora non è importante il mio futuro». Una posizione congelata, che riflette il peso della delusione e la volontà di attendere sviluppi prima di prendere una decisione definitiva.
Sempre secondo il Corriere dello Sport, le possibilità che Gattuso resti sulla panchina azzurra restano ridotte. Il tecnico accetterebbe la conferma solo a condizioni chiare, senza sentirsi una scelta di ripiego. Discorso simile per Buffon, anch’egli pronto a restare fino a fine stagione, ma in attesa di capire quale direzione prenderà la FIGC.
Dal punto di vista contrattuale, entrambi sono legati fino al 30 giugno, ma un eventuale cambio ai vertici federali potrebbe portare a una rivoluzione totale, con la nomina di un nuovo commissario tecnico e una revisione dell’intera struttura dirigenziale. La figura di Buffon, creata su misura nel 2023, potrebbe essere superata insieme all’attuale assetto.
Il nodo, però, va oltre l’aspetto tecnico. Come evidenzia il Corriere dello Sport, il vero problema della Nazionale risiede nella carenza di talento, più che nelle scelte tattiche o nella guida tecnica. In questo contesto, Gattuso ha comunque lasciato un’impronta significativa, introducendo un nuovo modello di gestione: contatti continui con i giocatori, osservazione costante e un gruppo allargato di selezionabili.
Un lavoro innovativo che ha dato vita alla cosiddetta “squadra invisibile”, una Nazionale costruita quotidianamente anche fuori dal campo. Un’eredità che rischia però di essere dispersa in caso di cambio di rotta.
Nel frattempo, prende quota il casting per il prossimo ct. Il Corriere dello Sport evidenzia come tra i nomi più caldi ci siano Allegri, Mancini e Conte. Il primo rappresenta un profilo di esperienza e carisma, il secondo un possibile ritorno dopo il trionfo europeo, mentre Conte resta un’opzione suggestiva per la sua capacità di incidere immediatamente.
Non manca nemmeno l’ipotesi Mourinho, evocata anche a livello istituzionale. Ma tutto dipenderà da chi guiderà la FIGC nei prossimi mesi. Solo allora si potrà delineare un progetto tecnico credibile.
Il tempo stringe: già a fine maggio servirà un commissario tecnico per le prime amichevoli, mentre tra settembre e ottobre inizieranno gli impegni ufficiali di Nations League. L’Italia deve ripartire, ma prima dovrà chiarire la propria identità.