Le tensioni internazionali iniziano a produrre effetti anche sullo sport globale. Come racconta Giulia Mazzi sul Corriere dello Sport, gli attacchi militari statunitensi e israeliani contro l’Iran stanno generando le prime conseguenze sul piano sportivo, aprendo interrogativi concreti sulla partecipazione di Teheran alle prossime competizioni internazionali. Un intreccio inevitabile tra geopolitica e sport, che Giulia Mazzi sul Corriere dello Sport analizza evidenziando due appuntamenti chiave: le Paralimpiadi e il Mondiale 2026 negli Stati Uniti, distante appena 99 giorni.
A tre giorni dalla Cerimonia di Apertura all’Arena di Verona, il Comitato paralimpico internazionale prova a rassicurare. «La nostra priorità assoluta è che gli atleti siano al centro della scena. Stiamo valutando l’impatto sulle operazioni dei Giochi, in particolare sui viaggi, anche se molte delle squadre sono già in Europa». Parole che certificano una situazione monitorata costantemente, mentre – come sottolinea ancora Giulia Mazzi sul Corriere dello Sport – cresce l’attenzione sui profili logistici e di sicurezza.
Il presidente del Cip, Marco Giunio De Sanctis, non minimizza: «La sicurezza è un problema serio, c’è un po’ di paura e sarà aumentata la vigilanza per garantire la tutela di tutti». Sotto osservazione la posizione di Abolfazl Khatibi, 23 anni, unico rappresentante iraniano nello sci di fondo. In bilico anche la presenza dell’israeliana Sheina Vaspi nello sci alpino, in un contesto che presenta criticità non soltanto politiche ma anche operative. Un quadro complesso che Giulia Mazzi sul Corriere dello Sport descrive come in continua evoluzione.
Ma è il capitolo Mondiale a destare le maggiori perplessità. Il torneo scatterà l’11 giugno negli Stati Uniti e l’Iran è inserito nel Gruppo G, con tre gare previste sul suolo americano: due al SoFi Stadium di Los Angeles e una a Seattle. Il presidente della federcalcio iraniana, Mehdi Taj, ha ammesso l’incertezza: «La cosa certa è che, dopo questo attacco, non possiamo aspettarci di guardare con speranza alla Coppa del Mondo», ha dichiarato a Varzesh3.
I nodi principali, come evidenzia Giulia Mazzi sul Corriere dello Sport, sono due: la situazione interna del Paese nei prossimi mesi e la possibile concessione dei visti da parte delle autorità statunitensi. Lo scenario più plausibile, sul piano pratico, è una rinuncia per motivi logistici. Tuttavia, anche un eventuale boicottaggio politico produrrebbe conseguenze analoghe.
L’articolo 6.2 del regolamento della Fifa World Cup 2026 prevede sanzioni economiche e potenzialmente sportive per chi si ritira, lasciando alla Fifa ampia discrezionalità sulla sostituzione della squadra esclusa, senza vincoli di confederazione. Un precedente recente riguarda l’esclusione del Leon dal Mondiale per Club, sostituito attraverso un meccanismo di ripescaggio interno alla Concacaf. Tuttavia, come ricorda Giulia Mazzi sul Corriere dello Sport, una decisione sul caso Iran avrebbe inevitabilmente una portata storica e politica, considerando che l’ultimo episodio simile risale al 1950 con il ritiro di Scozia, Turchia, India e Francia.
Il dossier resta aperto. E mentre la diplomazia si muove lontano dai campi, il pallone attende risposte.