Il calcio italiano viaggia a due velocità. E la frattura non è solo economica o sociale: è sempre più territoriale. Nell’inchiesta firmata da Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, emerge un quadro chiaro e preoccupante: il divario tra Nord e Sud si allarga anche nel pallone.
Se in Serie A oggi Napoli e Lecce rappresentano gli unici baluardi del Meridione, i numeri raccontano una distanza ancora più profonda. In Umbria una persona su 36 è tesserata Figc; in Toscana, Abruzzo e Trentino una su 40. In Campania e Sicilia il rapporto crolla a una su 87, in Puglia a una su 78, in Calabria a una su 65.
Il numero totale delle partite disputate certifica lo squilibrio: la Lombardia da sola supera l’intero Mezzogiorno messo insieme. 111.454 gare contro le 95.397 dalla Campania in giù. E mettendo insieme Puglia e Campania non si arriva nemmeno ai numeri del Lazio.
Anche il tema allenatori è indicativo: Campania (886 tecnici) e Puglia (905) insieme non raggiungono la Lombardia (1.616). I dirigenti nel Sud sono 34.711, meno di quelli lombardi da soli. E Puglia, Sicilia e Campania unite non eguagliano il Veneto.
L’inchiesta di Giorgio Marota sul Corriere dello Sport evidenzia poi il dato forse più simbolico: su 175 italiani in Serie A, soltanto 17 sono nati nel Meridione. Dieci arrivano dalla Campania. Calabria e Sicilia hanno un solo rappresentante ciascuna tra i “big”. E solo sei di questi 17 superano il 50% di presenze stagionali.
Scarseggiano anche le scuole calcio riconosciute Figc: 13 in Basilicata, 33 in Calabria, 34 in Molise, 81 in Campania, 135 in Sicilia. Numeri lontanissimi da Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Piemonte e Veneto. Perfino la piccola Umbria conta più vivai della Campania.
Il divario si riflette pure negli investimenti. Le proprietà più ricche della Serie A sono concentrate tra Nord e Centro: Como, Roma, Firenze, Bologna, Bergamo, Cremona, Torino. Il Sud resta ai margini, nonostante una passione che continua a riempire stadi e categorie inferiori.
Come sottolinea Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, non è solo una questione di risultati sportivi, ma di infrastrutture, opportunità e prospettive. Milano, Torino, Firenze e Roma guidano la corsa agli stadi per l’Europeo 2032. Il Mezzogiorno, ancora una volta, rischia di restare a guardare.
Il calcio italiano riflette il Paese. E oggi la forbice tra Nord e Sud è più larga che mai.