Corriere dello Sport: “FIGC, Malagò prende quota: ma la partita è tutta politica”

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La corsa alla presidenza della FIGC entra nel vivo e si muove tra equilibri politici e pesi federali. Come racconta Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, tra i nomi più caldi emerge quello di Giovanni Malagò, sostenuto da una parte del sistema come figura capace di fare da argine alle pressioni della politica.

Secondo Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, l’ex presidente del CONI rappresenta un profilo forte per leadership ed esperienza, qualità che lo rendono appetibile soprattutto per le grandi del campionato. Tuttavia, la sua candidatura potrebbe scontrarsi con una parte del mondo politico, creando un equilibrio delicato proprio nel momento in cui il calcio italiano ha bisogno di dialogare con le istituzioni.


Come evidenzia Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, esiste anche una controtesi: affidarsi a Malagò potrebbe complicare i rapporti con il governo, soprattutto su temi cruciali come finanziamenti, sgravi fiscali e riforme strutturali. Un nodo che rende la partita ancora più complessa.

Sempre Giorgio Marota sul Corriere dello Sport sottolinea che i giochi sono tutt’altro che definiti. Il termine per presentare le candidature è fissato al 13 maggio e difficilmente i protagonisti si scopriranno prima. Intanto, tra i nomi in campo, si registra anche quello di Gianni Rivera, pronto a proporre un proprio programma.

Ma il vero ago della bilancia resta Giancarlo Abete. Come spiegato da Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, il presidente della Lega Dilettanti può contare su un peso specifico determinante: la LND vale il 34% dei voti e, storicamente, è la componente che orienta le elezioni federali.

Il sistema di voto, infatti, è articolato: la Serie A pesa per il 18%, i calciatori per il 20% e gli allenatori per il 10%. Un equilibrio che rende indispensabili alleanze trasversali per arrivare alla maggioranza.

Non manca poi l’ipotesi suggestiva di un ex calciatore presidente, soluzione evocata da anni ma mai concretizzata. Tuttavia, come evidenzia ancora Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, il quadro attuale è frammentato: le componenti arrivano divise all’appuntamento del 22 giugno e il rischio è quello di una battaglia interna più che di una scelta condivisa.

La sensazione è che la partita sia appena iniziata e che, più dei nomi, saranno gli equilibri a decidere il futuro della FIGC.

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