Il commissariamento della FIGC apre una nuova fase per il calcio italiano. Giovanni Malagò resta alla guida della Federazione, ma con poteri differenti e senza il Consiglio federale che lo aveva accompagnato durante la presidenza. Una situazione destinata a produrre conseguenze importanti, tra possibili cambiamenti ai vertici, nuove elezioni e decisioni strategiche sul futuro del movimento.
Come racconta Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, il compromesso raggiunto tra CONI e FIGC ha evitato uno scontro istituzionale ancora più profondo, ma non ha cancellato le tensioni accumulate negli ultimi mesi.
Da Via Allegri, all’indomani del commissariamento, filtra una considerazione significativa: «Non ha perso nessuno, tranne la federazione».
Critico anche il presidente della Federtennis Binaghi: «È la prima volta che vedo una cosa del genere, oggi il Coni vale molto meno».
FIGC, Consiglio federale azzerato: Brunelli a rischio
La conseguenza più immediata del commissariamento riguarda l’azzeramento dell’assetto politico federale. Tutti i componenti del Consiglio federale sono decaduti e Malagò dispone adesso di poteri più ampi nella gestione della FIGC.
Tra le posizioni da valutare c’è quella del segretario generale Marco Brunelli, che potrebbe pagare le conseguenze della vicenda relativa al mancato tesseramento di Malagò al momento della candidatura.
Secondo Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, Brunelli aveva seguito una prassi consolidata nel calcio, accettando una candidatura accompagnata dall’accreditamento di una componente federale. Il CONI ha tuttavia considerato la mancanza del requisito una violazione sufficientemente grave da determinare l’annullamento delle elezioni.
La scelta di affidare il commissariamento allo stesso Malagò sarebbe invece maturata per due ragioni: la forza dei consensi che l’ex presidente del CONI aveva raccolto all’interno della Giunta e i dubbi sollevati da diversi pareri legali sulla procedura.
Elezioni il 14 dicembre: candidature entro il 4 novembre
La macchina elettorale è già ripartita. Malagò ha fissato le nuove elezioni federali per il 14 dicembre, anticipando la scadenza massima del 31 gennaio.
La scelta consente di rispettare i 40 giorni previsti per la presentazione delle candidature, il cui termine sarà il 4 novembre.
La campagna elettorale, dunque, è già cominciata.
Il tempo limitato potrebbe rappresentare un vantaggio per Malagò, considerando le difficoltà che eventuali candidati alternativi incontrerebbero nell’organizzarsi in poche settimane.
Inoltre, il prossimo mandato avrebbe una durata ridotta, indicativamente di un anno e otto mesi. La partita politica più importante potrebbe quindi essere quella successiva ai Giochi olimpici di Los Angeles.
Serie A, Malagò deve ritrovare l’unità dei club
Uno dei principali obiettivi del commissario sarà ricompattare il fronte della Serie A.
Come evidenzia Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, Malagò era stato candidato alla presidenza federale con il sostegno di 19 società su 20, con la sola Lazio di Claudio Lotito fuori dall’intesa.
Conservare un consenso così ampio sarà importante in vista delle nuove elezioni.
Tra le questioni da affrontare figura anche il possibile ritorno di Bianchedi nel ruolo di capo delegazione della Nazionale, soluzione suggerita da Luciano Buonfiglio ma che non avrebbe trovato il gradimento di alcuni club.
Malagò dovrebbe inoltre convocare una riunione informale con i consiglieri federali decaduti per individuare una linea condivisa.
Sul fronte delle componenti tecniche, il sostegno appare ancora presente, anche se all’interno dell’Assoallenatori emergerebbero alcune divisioni.
Il programma elettorale dovrebbe ricalcare in larga parte quello presentato pochi mesi fa. Questa volta, però, Malagò dovrà presentare una candidatura accompagnata dal necessario tesseramento federale. Tra le ipotesi circola quella di un’affiliazione attraverso una società dilettantistica impegnata anche in attività sociali.
Abodi e Malagò, rapporti sempre più difficili
Resta delicatissimo il rapporto con il ministro per lo Sport Andrea Abodi.
Il ministro, commentando gli sviluppi della vicenda, ha dichiarato: «Io sconfitto? Se non fosse successo niente sì. Il calcio ha dimostrato negli ultimi anni che non sempre la legge è uguale per tutti».
Le tensioni tra il Governo e Malagò rappresentano un altro elemento da considerare nella prossima fase federale.
Il calcio italiano, infatti, continua a chiedere interventi economici e normativi, dal credito d’imposta al prelievo sulle scommesse, che richiedono necessariamente un confronto con le istituzioni.
Euro 2032, il commissario dovrà scegliere i cinque stadi
Tra i dossier più importanti nell’agenda di Malagò figura anche Euro 2032, con la necessità di completare il percorso che porterà alla scelta dei cinque stadi italiani destinati a ospitare la competizione.
Un passaggio particolarmente delicato, considerando gli interessi delle diverse città candidate e le possibili tensioni legate alla selezione definitiva degli impianti.
Il commissariamento, dunque, non fermerà il lavoro sul torneo europeo, ma affiderà a Malagò la responsabilità di accompagnare anche questa fase.
Come sottolinea Giorgio Marota sul Corriere dello Sport, sullo sfondo rimane inoltre la riforma del calcio attualmente all’esame del Senato, altro fronte sul quale la politica intende intervenire.
La FIGC si prepara così a settimane decisive. Da una parte la campagna elettorale che porterà al voto del 14 dicembre, dall’altra la necessità di affrontare questioni strutturali rimaste aperte.
Malagò è ancora al comando, ma il calcio italiano si trova davanti a un nuovo passaggio istituzionale, con equilibri da ricostruire, alleanze da consolidare e decisioni fondamentali da prendere anche in vista di Euro 2032.