SERIE B

Corriere dello Sport: “Calori: «La Serie B dimostra che si può vincere con i giovani. Il Palermo ha pagato la pressione»”

Alessandro Calori, allenatore con una lunga esperienza tra Serie B e Serie C, analizza il momento del calcio italiano e il valore dei giovani in un’intervista concessa a Tullio Calzone per il Corriere dello Sport. L’ex tecnico affronta numerosi temi, dalla crescita dei talenti italiani alla necessità di riformare il sistema, passando per il campionato cadetto, il Palermo di Filippo Inzaghi e il ruolo sempre più importante dei vivai.

Com’è cambiato il calcio nelle ultime stagioni in B e C, categorie dove lei ha allenato con successo?


«Le categorie non cambiano, le società sì. Soprattutto in Lega Pro, dove è difficilissimo trovare progettualità e programmazione, con visione e passione. La C dovrebbe tornare a essere una fucina di giovani talenti. La B è sempre intrigante, ma bisogna performare, perché in palio c’è la A».

Come racconta Tullio Calzone sul Corriere dello Sport, Calori individua proprio nei giovani il patrimonio più importante del calcio italiano, indicando alcuni dei prospetti che maggiormente lo hanno colpito nell’ultima stagione.

L’ultima annata ha visto un’esplosione di giovani in B. Chi l’ha colpita di più?

«Liberali, certamente. Mi ha fatto piacere che a Catanzaro sia riuscito a esprimere il suo talento. Poi mi è piaciuto Alessandro Romano, che la Roma aveva mandato allo Spezia. Farà bene anche a Cagliari. C’è poi Favasuli, che Aquilani ha valorizzato. A me è sempre piaciuto coltivare il talento attraverso il merito. Ho sempre cercato di creare opportunità che spesso i ragazzi hanno saputo trasformare in carriere. Penso a Caldirola, Cragno, più recentemente Floriani Mussolini, Ruggeri e Crespi e, prima ancora, a El Shaarawy, Cistana e Pobega… Per un tecnico ciò è una soddisfazione enorme».

Lei ha lavorato anche nel settore giovanile della Lazio, lanciando calciatori che oggi giocano in A. Perché nella massima categoria se ne vedono così pochi di giovani nostri?

«Serve coraggio. Bisogna valorizzare il nostro talento e creare centri federali in cui monitorare i più promettenti, affidandoli a tecnici vocati a questa missione per favorirne la crescita».

Come evidenzia Tullio Calzone sulle colonne del Corriere dello Sport, l’ex difensore si sofferma anche sulle possibili riforme del sistema e sulla necessità di modificare alcune regole per favorire maggiormente la crescita dei giovani italiani.

Le norme sullo svincolo e sulla camera di compensazione agevolano i giovani stranieri. Bisognerebbe cambiarle?

«Se il mondo è mutato, non possiamo lasciare tutto com’era».

Silvio Baldini ha portato in Nazionale giovani di B, come Favasuli e Palmisani. È una strada da battere?

«Baldini ha indicato un percorso che va seguito con coraggio, come ha fatto lui, senza paure. Bisogna insistere per raggiungere obiettivi chiari, scegliere un metodo e applicarlo. Credo che una Nazionale debba crescere dal basso, creando un gruppo con identità, etica e senso di appartenenza. È inoltre indispensabile allenare insieme il calciatore e l’uomo».

Nel corso dell’intervista raccolta da Tullio Calzone per il Corriere dello Sport, Calori analizza anche l’ultimo campionato di Serie B, sottolineando come i giovani abbiano rappresentato il valore aggiunto delle squadre protagoniste.

L’ultimo torneo ha mandato in A due squadre con l’età media più bassa, Frosinone e Venezia, e un’altra, il Catanzaro, avrebbe meritato di andarci. Allora si può vincere con i giovani?

«È stato un campionato bello, come sa essere la B, con tanti giovani bravi e interessanti. Non sempre vince chi spende di più, anzi. Il Venezia, con Stroppa, ha svolto un lavoro importante. Frosinone e Catanzaro sono state le vere rivelazioni e hanno estromesso il Palermo. Inzaghi ha pagato le pressioni del dover vincere, ma ha lottato fino alla fine».

Infine, come sottolinea ancora Tullio Calzone sul Corriere dello Sport, Calori affronta anche il tema dell’ingresso dei fondi stranieri nel calcio italiano e del percorso che accompagna i giovani verso il professionismo.

Il calcio italiano è sempre più a trazione internazionale, con fondi anche in B, C e D. Un bene o un rischio?

«I fondi hanno portato nuove mentalità e risorse cospicue in un sistema che scricchiola. È legittimo che puntino a realizzare profitti. A me sembra che solo il Como abbia un progetto tecnico, oltre a grandi disponibilità economiche. Però il nostro calcio ha sempre avuto imprenditori radicati nel territorio e animati da passione. L’attuale vortice di cambiamenti va gestito, a volte disorienta anche i tifosi».

Come si può eliminare lo scalino che si crea tra i settori giovanili e il professionismo?

«Il campionato Primavera completa un percorso di crescita. Poi serve un passaggio successivo e dare ai ragazzi anche la possibilità di sbagliare, così da capire chi è in grado di reggere le categorie superiori. Le seconde squadre possono svolgere un ruolo prezioso».

Published by
Redazione Ilovepalermocalcio