Il Palermo parte davanti alle altre, ma Fabio Brini avrebbe fatto una scelta diversa su Matteo Brunori. L’allenatore, profondo conoscitore della Serie B, fa il punto sul campionato in occasione della prima sosta stagionale nell’intervista concessa ad Antonio Vicini per il Corriere Adriatico.
Brini, questo Palermo è destinato a condurre corsa solitaria in vetta?
«Questo non lo so, ma sicuramente i rosanero hanno qualcosa in più di tutti gli altri. Inzaghi può ruotare i suoi uomini agevolmente senza che la squadra ne risenta. Detto questo, io uno come Brunori me lo sarei tenuto».
Un giudizio che certifica la profondità dell’organico a disposizione di Filippo Inzaghi. Nell’intervista di Antonio Vicini per il Corriere Adriatico, Brini indica dunque il Palermo come squadra dotata di qualcosa in più rispetto alle concorrenti, pur senza sbilanciarsi sull’ipotesi di una corsa solitaria.
Quale squadra può diventare la sorpresa del campionato?
«È un po’ presto ma con l’inserimento di Brunori, l’Ascoli ha le carte in regola per diventarlo».
La convince il progetto della squadra guidata da Tomei?
«L’Ascoli sta ottenendo riscontri positivi importanti, come lo scorso anno. Può arrivare in alto a patto che non perda l’entusiasmo e la voglia di lottare che sta dimostrando in questo avvio. La squadra di Tomei non aspetta l’avversario, cerca sempre di far gioco ed ha sia le idee che le qualità per riuscirci».
Brini, nelle dichiarazioni raccolte da Antonio Vicini per il Corriere Adriatico, si sofferma anche sulle difficoltà incontrate dalle squadre retrocesse dalla Serie A.
Verona, Pisa e Cremonese erano considerate potenziali favorite e invece sono in ritardo.
«Anche questo dato non mi sorprende. In Serie A la qualità è diversa e fa la differenza, invece in Serie B c’è un lato agonistico che non va assolutamente sottovalutato».
Diversi giovani si sono già messi in evidenza come Shpendi, Vavassori, Cerbone e Rispoli. Sta cambiando qualcosa?
«Giovani interessanti ce ne sono, ma non vedo ancora quel cambiamento epocale necessario per il nostro calcio. I giovani bisogna farli giocare».