Il caso Manolo Portanova torna al centro del dibattito. Durante il programma Cronache di Spogliatoio – Rasoiate, il giornalista Giuseppe Pastore ha affrontato la vicenda legata al centrocampista della Reggiana, condannato in secondo grado a sei anni di carcere ma regolarmente in campo con il proprio club.
«Venerdì scorso il calciatore e capitano della Reggiana Manolo Portanova è stato condannato a 6 anni di carcere. 48 ore dopo, domenica pomeriggio, è regolarmente sceso in campo con la sua squadra, come fa da tre anni», ha sottolineato Pastore. «Preciso che ne ha pieno diritto: ogni cittadino è innocente fino al terzo grado di giudizio e la difesa ha già annunciato l’intenzione di ricorrere in Cassazione».
Una premessa necessaria, prima di entrare nel cuore della riflessione. «Nei regolamenti federali non esiste alcuna norma che vieti a un club di schierare un giocatore condannato in secondo grado», ha spiegato il giornalista. «Ma colpisce la sostanziale normalità che avvolge questa vicenda».
Pastore evidenzia il contrasto con altre dinamiche del calcio italiano: «In un ambiente dove si discute e si polemizza su tutto, dove si fischiano calciatori per un gesto antisportivo o per altri motivi ben noti, questa situazione sembra scivolare nel silenzio generale».
Non manca un riferimento alle tifoserie: «Non voglio fare di tutta l’erba un fascio. Ci sono state realtà, come quella del Bari nel 2023, che si sono espresse chiaramente». Ma il punto centrale resta un altro: «La Reggiana deve salvarsi, l’allenatore pensa al campo e anche parte dell’informazione si limita a riportare le tesi della difesa, ignorando la doppia condanna».
Da qui la domanda finale: «Perché è tutto così normale? Perché non se ne parla? In un calcio che si schiera contro la violenza sulle donne, almeno una riflessione sarebbe doverosa. Ma spesso prevale la logica del “chi me lo fa fare”».