PALERMO

Cappioli da Bali: «La Roma in Champions? Ci credo. Palermo mi è rimasta dentro»

Massimiliano Cappioli risponde da Bali, ma il cuore è rimasto a Roma. Tra fusi orari e ricordi che riaffiorano, l’ex centrocampista ripercorre la sua carriera in una lunga intervista rilasciata a Fanpage.it, parlando di Roma, Cagliari, Mazzone, Ranieri e del calcio di oggi.

Oggi vive a metà tra Indonesia e Capitale: «Vivo a Bali. Pensione da calciatore. Sei mesi qui e sei mesi a Roma, dove torno per gestire investimenti immobiliari fatti in passato». Ma la passione non si spegne: «Seguo sempre la Roma».

Sulla squadra attuale, come racconta Fanpage.it, Cappioli non nasconde speranze e timori: «Io ci credo alla Champions, ma ho paura di crollare come gli altri anni nel finale. Ranieri ha fatto un lavoro eccezionale e Gasperini si è ritrovato una base soprattutto difensiva. Spero di rivedere la Roma in Champions, è una piazza che lo merita».

Il viaggio parte da Ostia, dal Pescatori e dal primo provino con la Roma: «A 13 anni giocavo con i Pescatori Ostia, poi ho fatto un provino e sono andato alla Roma». Il passaggio al Cagliari segna una svolta: «Con Ranieri. Dovevo andare in prestito e invece sono rimasto. In due anni siamo andati in Serie A».

Un’esperienza indelebile: «Il primo anno abbiamo vinto il campionato, il secondo pure, il terzo ci siamo salvati. Poi mi sono rotto il ginocchio a San Siro. Cinque anni e mezzo fantastici». Ranieri, racconta ancora a Fanpage.it, è stato determinante: «Ha avuto il coraggio di farmi giocare. Ero un centrocampista che faceva anche gol».

Il ritorno alla Roma è il sogno realizzato: «Da tifoso romanista era il massimo. Ho segnato un gol nel derby sotto la Curva Sud… più di così non potevo fare». Indimenticabile quel 3-0 con Mazzone che corre sotto la curva: «Menichini ci disse: “Adesso si corre sotto la curva”. Mazzone correva con noi. Persona eccezionale».

Proprio Mazzone è il filo conduttore di molte tappe: Cagliari, Roma, Bologna, Perugia. A Bologna sfiorò la finale di Coppa UEFA: «Col Marsiglia ci pareggiarono su rigore in contropiede alla fine. Ancora mi rode».

All’Udinese l’addio alla Roma con Carlos Bianchi: «Non ci siamo mai trovati. Forse non gli piacevano i romani, visto quello che stava per fare con Totti», dice ridendo nell’intervista a Fanpage.it.

E poi Perugia-Juve del 2000: «Abbiamo giocato alla grande, non abbiamo regalato niente». Sull’episodio del tabellone dell’Olimpico che lo indicava come marcatore contro la Juve chiarisce: «Aveva segnato Calori. Gli amici miei erano avvelenati, un romanista che regalava lo scudetto alla Lazio. Ma non era vero».

A Palermo indossa la fascia da capitano e conquista la promozione: «Io amo le isole. Sardegna e Sicilia. Ho ancora un legame forte con la piazza».

Una sola presenza in Nazionale, contro la Francia di Zidane e Djorkaeff: «Orgoglioso. Non male come esordio».

Se potesse tornare indietro? «Forse non sarei andato via dalla Roma con Bianchi. Dopo un mese arrivò Zeman. Con lui avrei potuto fare molto».

Su Franco Sensi, parole nette: «Eccezionale. Romano, ambizioso. Ci ha fatto vincere lo scudetto».

Infine il calcio moderno: «Non si capisce più niente. Non è più calcio. Troppe interruzioni VAR, rigori ed espulsioni per contatti minimi. Preferivo quando si lasciava giocare».

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Redazione Ilovepalermocalcio