C’è una carriera che non si può leggere soltanto attraverso gol, presenze o categorie. Quella di Accursio Bentivegna è una storia che passa dalla timidezza di un ragazzo di Sciacca ai riflettori della Serie A, dalle promesse consacrate da Lionel Messi alle ripartenze silenziose nei campi della Serie C. Una parabola complessa, fatta di aspettative altissime, scelte difficili e voglia di rimettersi in gioco.
In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, firmata da Lorenzo Topello, l’attaccante della Casertana ripercorre tutte le tappe del suo percorso, senza filtri. Dal debutto in Serie A con il Palermo, la squadra del cuore, ai pochi minuti vissuti come un’eternità al “Barbera”, fino alla consapevolezza di aver pagato un’investitura troppo precoce. «Un ciclone che può cambiarti la vita», lo definisce Bentivegna sulle colonne della Gazzetta dello Sport, parlando dell’attenzione mediatica esplosa dopo essere stato indicato da Messi come uno dei dieci talenti del futuro.
Oggi Bentivegna è un calciatore diverso, più maturo, meno esposto e forse più libero. Alla Casertana, come racconta ancora alla Gazzetta dello Sport, ha ritrovato continuità, gol pesanti e un ruolo centrale in una squadra che sogna i playoff. Sette reti, una classifica che sorride e la sensazione di essere finalmente nel posto giusto, al momento giusto.
Ma il filo rosso resta sempre lo stesso. Palermo, i rosanero, il legame con una maglia che ha segnato la sua formazione umana e sportiva. Un passato che non rinnega e un futuro che non esclude. Perché, come emerge chiaramente dall’intervista pubblicata dalla Gazzetta dello Sport, Bentivegna non chiede scorciatoie, ma soltanto un’altra possibilità per dimostrare chi è davvero.
Accursio Bentivegna, da dove nasce il suo rapporto con il calcio?
«A scuola ero timido, facevo fatica ad esprimermi. Mi mandarono da uno specialista e, dopo qualche seduta, mi consigliò di provare a spiegarmi col calcio», racconta Bentivegna alla Gazzetta dello Sport, nell’intervista firmata da Lorenzo Topello.
Nel suo percorso c’è stato spazio anche per il cinema.
«Ho fatto l’attore una volta, ma è stato pesante. Ripetevamo molte parti dalla mattina alla sera. Non ero abituato a certe cose, ero un bambino», spiega Bentivegna alla Gazzetta dello Sport.
Suo padre che ruolo ha avuto nelle sue scelte?
«Mio padre mi ha vietato di diventare pescatore come lui: voleva che sognassi di fare il calciatore fino in fondo. Ho realizzato il suo desiderio. E anche il mio».
Nel 2015 Lionel Messi la inserì tra i dieci talenti del futuro. Come lo scoprì?
«Un progetto Adidas gli chiedeva di scegliere un giovane talento per nazione. Per l’Italia fece il mio nome. Quando venni a saperlo rimasi senza parole», ricorda Bentivegna alla Gazzetta dello Sport di Lorenzo Topello.
«Avevo fatto un ottimo Torneo di Viareggio, ma non pensavo che potesse notarmi persino Messi».
Quella investitura le ha fatto più bene o più male?
«Di sicuro ha creato tante aspettative. È un ciclone che può cambiarti la vita, ma anche ritorcersi contro. Io non a caso ho vissuto una parabola discendente, passando dalla Serie A alla C», ammette Bentivegna sulle colonne della Gazzetta dello Sport.
Lei però a 18 anni ha esordito in Serie A con il Palermo.
«Furono pochi minuti, ma indimenticabili. Il Barbera era un’arena gigantesca. Giocavo con la mia squadra del cuore. Per poco non riuscii anche a segnare col Cagliari: Brkic me la parò», racconta ancora alla Gazzetta dello Sport.
Messi lo ha mai incontrato di persona?
«Dovevamo, ma l’appuntamento fu cancellato per via dei suoi impegni. Un dispiacere».
Oggi il presente si chiama Casertana. Che momento state vivendo?
«Stiamo andando forte e non vogliamo rilassarci. Lassù con noi ci sono squadre che non c’entrano nulla con la Serie C, ma affrontarle ci dà stimoli unici», spiega Bentivegna alla Gazzetta dello Sport.
Sette gol e una statistica curiosa: ogni volta che segna la Casertana vince.
«Per me è un onore. Sette gol sono tanti e mi rendono orgoglioso. Ringrazio staff, società e compagni che hanno sempre creduto in me».
C’è una partita simbolo della vostra stagione?
«Il derby con la Salernitana è quello a cui tengono tutti, ma lo abbiamo perso. Mi auguro di poter incorniciare il match di ritorno».
Nel suo passato c’è anche un cortometraggio su Maradona.
«Un regista girava sui campi alla ricerca di un ragazzino che sapesse palleggiare bene. Venne alla Kronion, la mia scuola calcio, e scelse me».
Ha ricevuto offerte importanti da giovane, anche dall’Inter. Perché scelse Palermo?
«Presi un aereo con papà per Milano. Al ritorno mi chiese se mi fosse piaciuta la città. Gli dissi di no. Ero ancora un ragazzino e si sarebbe dovuta trasferire tutta la famiglia. Rifarei quella scelta, perché mi ha portato al Palermo, la mia squadra del cuore», spiega alla Gazzetta dello Sport.
Nel Palermo ha conosciuto tanti campioni.
«Dybala in allenamento ci lasciava senza parole. Con Belotti mi sento ancora oggi. Maresca? Si vedeva che aveva futuro come allenatore: era una persona molto intelligente».
Guardando indietro, rifarebbe tutte le scelte di carriera?
«No, soprattutto all’inizio. Avrei dovuto pensare solo a giocare. A Carrara però ho vissuto momenti splendidi con Baldini: è un motivatore più che un mister».
Un consiglio che non ha mai dimenticato?
«Baldini diceva che ognuno ha sempre qualcosa in più da dare. Iachini invece, quando stavo per segnare il primo gol col Palermo, mi disse: “Dovevi angolarla. Col cavolo che Brkic te la parava”».
Obiettivi per questa stagione?
«La doppia cifra per portare a cena fuori la squadra. E arrivare fino in fondo ai playoff. Non siamo i più forti, ma sappiamo soffrire più degli altri», conclude Bentivegna alla Gazzetta dello Sport di Lorenzo Topello.
E se la Casertana salisse in Serie B?
«Potrei radermi i capelli a zero».
Ultima provocazione: 15 gol o Palermo in Serie A?
«Se sono 15 gol che ci portano in B scelgo quelli. Ma se non valgono nulla… lei mi capisce».