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Bellusci: «Ho speso tanto, oggi faccio il cameriere. Ma non mollo»

Dalla Serie A alla Promozione marchigiana, passando per investimenti sbagliati e una nuova ripartenza. Giuseppe Bellusci si racconta senza filtri in un’intervista a Fanpage.it, ripercorrendo una carriera tra Ascoli, Catania, Leeds, Palermo, Empoli e Monza, fino alla scelta di rimettersi in gioco a 36 anni tra campo e lavoro serale.

«Per me il calcio è ossigeno, è sentirmi vivo, non potrei stare senza», confessa Bellusci a Fanpage.it. Oggi gioca nel Monticelli, si allena la sera e nel weekend lavora come cameriere: «Non mi vergogno di nulla, sono pronto a fare qualsiasi cosa per non far mancare niente alla mia famiglia».


Dall’Ascoli alla Juve sfiorata

Cresciuto ad Ascoli, in una famiglia semplice – «non avevamo neanche l’acqua calda» – Bellusci ha inseguito il sogno della Serie A con determinazione feroce. «Mi prendevano per matto, ma io volevo arrivarci più di tutti», racconta a Fanpage.it.

La Juventus lo aveva cercato, ma il trasferimento saltò. «Forse per colpa mia, forse per altre logiche che non mi piacevano. Non mi sono mai piegato». Poi il passaggio al Catania per aiutare economicamente l’Ascoli: «Non era la scelta più logica per la mia carriera, ma l’ho fatto per amore della città».

L’Inghilterra e il ritorno

Dopo il mancato approdo alla Lazio, Bellusci sceglie il Leeds: «In Italia mi avevano fatto terra bruciata intorno. Ho trattato da solo e sono ripartito». Poi il rientro per motivi familiari, quindi Empoli, Palermo e il Monza di Galliani e Berlusconi.

Proprio su Berlusconi racconta un aneddoto a Fanpage.it: «Gli dissi che i bagni del centro sportivo non andavano bene. Mi rispose: “Si faccia dare il mio numero e la prossima volta mi mandi un selfie”. Dopo due giorni erano nuovi. Un fenomeno».

Gli errori e la ripartenza

Oggi Bellusci ammette gli errori: «All’inizio me la godevo, dal non avere nulla a sentirmi onnipotente. Poi ho fatto investimenti sbagliati: un ristorante prima del Covid, un centro padel, un brand di moda. Si vede che l’imprenditore non fa per me».

E ancora: «Forse avrei potuto gestire meglio quello che ho guadagnato. Se avessi fatto scelte diverse, oggi non sarei costretto a fare il cameriere. Ma la testa è sempre alta».

Il sogno ora è diventare allenatore: «È il mio destino. In quelle due ore si lavora, poi possiamo anche andare a bere una birra insieme. Ma guai a toccare i miei ragazzi».

Sul futuro è chiaro: «Mi basta trovare serenità. Non mi arrendo. Come ho sempre fatto nella mia vita, ne uscirò anche questa volta».

Una storia di cadute e orgoglio, raccontata senza sconti. E con una certezza ribadita a Fanpage.it: «Qui non si molla un ca**o».

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Redazione Ilovepalermocalcio