Davide Ballardini si racconta tra calcio, cinema e filosofia di gioco in una lunga intervista firmata da Nicola Binda per la Gazzetta dello Sport. Nicola Binda, nel suo approfondimento sulla Gazzetta dello Sport, tratteggia il profilo di un allenatore esperto, abituato alle battaglie e oggi protagonista alla guida dell’Avellino, con l’obiettivo dichiarato di conquistare una salvezza tutt’altro che scontata.
L’allenatore, come riportato da Nicola Binda sulla Gazzetta dello Sport, parte da una metafora cinematografica, richiamando “Balla coi lupi” e il percorso personale costruito in carriera. Alla domanda sulla passione per il cinema, Ballardini risponde:
«Molto. Vedrei Totò e Alberto Sordi tutti i giorni, so tutti i loro film a memoria. Poi quelli di Fellini, Bertolucci e Visconti: sono datato».
Nel corso dell’intervista alla Gazzetta dello Sport, Nicola Binda porta il tecnico a riflettere anche sugli obiettivi stagionali:
«Si guarda prima di tutto all’obiettivo, che è quello della salvezza. Cosa che non è facile, ce la dovremo meritare, senza distrazioni».
Ballardini, come evidenzia Nicola Binda sulla Gazzetta dello Sport, ha già inciso sul rendimento della squadra, migliorandone la media punti e risalendo la classifica. Tuttavia, il tecnico mantiene un profilo basso:
«Siamo contenti per quello che è stato fatto, ma consapevoli che non abbiamo ancora fatto nulla. La verità è solo quella».
Nel racconto raccolto da Nicola Binda per la Gazzetta dello Sport, emerge anche il legame con la piazza di Avellino, scoperta e apprezzata nel corso di questa esperienza:
«E’ di straordinaria importanza. Ho conosciuto un ambiente nuovo, posti nuovi, non pensavo che la squadra fosse così importante per la comunità. La squadra rappresenta una provincia intera, che è molto ampia. C’è tanto affetto e i tifosi ci sostengono ovunque. E’ stata una bella sorpresa, qui la squadra per la gente è la massima passione».
Non manca un passaggio sull’etichetta di “specialista delle salvezze”, spesso associata al suo nome. Ballardini, come riportato da Nicola Binda sulla Gazzetta dello Sport, la respinge con decisione:
«Me l’avete messa voi giornalisti ed è una stupidata. Perché se si guarda bene il percorso fatto, ho fatto meglio quando ho iniziato di quando sono subentrato, come al Genoa, o al Palermo quando mi sono dimesso. O alla Lazio, vincendo la Supercoppa. Sono fatti oggettivi».
Spazio anche a riflessioni più ampie sul calcio italiano e internazionale. Alla domanda sul futuro del gioco, il tecnico risponde:
«Sarà sempre più intenso e veloce, più profondo, con giocatori sempre più performanti a livello atletico. Si andrà da una parte all’altra del campo molto più velocemente, con un gioco sempre più verticale».
Infine, nel finale dell’intervista pubblicata sulla Gazzetta dello Sport e firmata da Nicola Binda, Ballardini analizza le difficoltà del calcio italiano, anche alla luce delle mancate qualificazioni ai Mondiali:
«In Italia comandano le proprietà e gli agenti, chi conta meno sono gli allenatori e tutto si riflette sul lavoro perché il giocatore capisce se l’allenatore è solido o no. Ci sono meno educatori e istruttori, bisogna ripartire da allenatori con un ruolo più importante, perché la competenza è fondamentale, ma viene meno a favore degli interessi. E così il calciatore non cresce, come uomo e come atleta».