SERIE A

Audero e la bomba carta allo Zini: «Poteva finire molto peggio, ma non mi piego alla violenza»

L’ex portiere del Palermo racconta lo shock vissuto durante Cremonese-Inter: ferite fisiche, cicatrici interiori e una riflessione profonda sul calcio e sui suoi valori.

La vigliaccheria, quando esplode, non lascia segni solo sulla pelle. Scava più a fondo, arriva fino all’anima. Emil Audero lo sa bene. Il portiere della Cremonese, ex Palermo, porta ancora addosso i segni della bomba carta esplosa tra i suoi piedi allo Zini durante la sfida contro l’Inter. Un episodio che segnerà a lungo la sua carriera e il suo vissuto personale, come racconta Vincenzo Di Schiavi sulla Gazzetta dello Sport, nell’intervista al numero uno grigiorosso.

Il giorno dopo, Audero prova a fare ordine: «Innanzitutto sto abbastanza bene, almeno di testa. Ripensando a quello che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più gravi. Però è difficile da digerire. A fine partita, quando è scesa l’adrenalina, il collo si è irrigidito. Ora l’orecchio fa male e anche la schiena è rigida. Nei prossimi giorni farò accertamenti, ma diciamo che poteva andare peggio». Parole raccolte da Vincenzo Di Schiavi per la Gazzetta dello Sport.

Il clima, allo stadio, era tutt’altro che sereno fin dal riscaldamento: «C’erano già fumogeni e petardi. Sono cose che purtroppo succedono e non ci avevo dato troppo peso. In genere sono bengala che non esplodono. Durante la partita ero concentrato, poi ho visto quell’oggetto per terra vicino a me. Mi sono spostato seguendo l’azione, stavo richiamando l’attenzione dell’arbitro, ho fatto pochi passi e poi c’è stato quel botto tremendo». Un attimo che ha cambiato tutto, come ricostruito dalla Gazzetta dello Sport.

Il racconto prosegue con immagini forti: «È stato come se mi avessero dato una martellata all’orecchio. Facevo fatica a sentire. Ho visto un taglio sulla gamba destra, il calzoncino strappato e sentivo un bruciore fortissimo. Se non mi fossi spostato, poteva finire davvero molto male». Eppure Audero ha scelto di restare in campo: «L’adrenalina conta, ma anche la volontà di non far finire la partita così. Dentro di me non sentivo il bisogno di abbandonare. Però nel secondo tempo ho avvertito un vuoto enorme. Non mi era mai successo. Ero in campo, facevo il lavoro che amo, ma la testa tornava sempre lì, al punto dello scoppio. Ho pensato: perché sono qui? È stata una sensazione bruttissima», confessa nell’intervista firmata Vincenzo Di Schiavi sulla Gazzetta dello Sport.

Audero, che ironicamente ricorda anche il suo passato nerazzurro, sottolinea il fair play dell’Inter: «Ho un ottimo rapporto con la società e i giocatori. Tutti sono venuti a sincerarsi delle mie condizioni, a partire dal presidente Marotta. Non fa parte del mio carattere speculare su quello che è successo». Poi una riflessione netta sul tifo: «I tifosi sono una parte fondamentale del calcio. La stragrande maggioranza è fatta di passione vera. Poi ci sono minoranze che con il calcio non c’entrano nulla. Io continuo a credere nella parte buona, anche se episodi così purtroppo si ripetono troppo spesso», come riporta la Gazzetta dello Sport.

Tantissimi i messaggi ricevuti: «Sentire una vicinanza così grande mi ha dato forza. Non mi sono mai sentito una vittima, ma sapere che tante persone tenevano alla mia salute mi ha fatto bene». Alla compagna Federica, che ha parlato di «profonda ignoranza umana», Audero risponde con lucidità, prima di rivolgere un pensiero diretto a chi ha lanciato l’ordigno: «Gli chiederei perché. Qual è lo scopo? Supportare la squadra o fare casino? Perché fare male agli altri e a te stesso?».

Infine, il messaggio più forte: «Il calcio deve trasmettere valori. Divertimento, qualità, impegno, passione. È per questo che ciò che è successo non è accettabile. In un momento delicato per la società e per il mondo. Chi fa cose del genere deve essere punito, severamente». Un appello che chiude l’intervista concessa da Emil Audero a Vincenzo Di Schiavi per la Gazzetta dello Sport.

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Redazione Ilovepalermocalcio